Fabrizio Corona: l’iter che ha portato alla scarcerazione

Fabrizio Corona (DAMIEN MEYER/AFP/Getty Images)
Fabrizio Corona (DAMIEN MEYER/AFP/Getty Images)

Si è concluso dopo due anni, nel pomeriggio di oggi, il periodo di detenzione nel carcere dell’Opera di Fabrizio Corona, condannato a 13 anni per bancarotta ed estorsione aggravata. L’ex fotografo dei vip, che sarà affidato alla comunità Exodus di don Mazzi, seguirà un programma di recupero. Accolta dunque dal tribunale di sorveglianza l’istanza dei suoi legali, visti i problemi di salute di Corona, che soffre di disturbi psicologici definiti seri.

L’iter che ha portato alla scarcerazione odierna passa per la richiesta di grazia avanzata a dicembre all’allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, con particolare riferimento a una delle tante condanne passate in giudicato che hanno travolto il noto fotografo, quella per estorsione aggravata e trattamento illecito di dati personali ai danni dell’ex calciatore della Juventus, David Trezeguet.

A confermare a Repubblica la richiesta di grazia era l’avvocato Ivano Chiesa, legale di Corona: “La domanda di clemenza al Presidente ha preso la strada per Roma”. Già in quei giorni, si sostenne la necessità di cure per il bisogno di cure, ma la condanna a cinque anni per il caso Trezeguet, cumulata ad altre, impedisce l’accesso a richieste presso il Tribunale di Sorveglianza in quanto Corona è ritenuto “soggetto pericoloso” e la condanna assume valore “ostativo”.

Negli scorsi mesi, a favore della richiesta di grazia per Fabrizio Corona, figlio e nipote di noti giornalisti, si erano mossi molti personaggi noti, da Marco Travaglio ad Adriano Celentano, passando per Filippo Facci. A gennaio, davanti al Tribunale di Sorveglianza, gli avvocati Ivano Chiesa e Antonella Calcaterra avevano insistito sulla necessità di cure per il fotografo: “Corona è un uomo molto sofferente, con problemi seri dal punto di visto psicologico e psichiatrico. In carcere sta soffrendo di stati d’ansia, depressione e attacchi di panico”.

Anche la madre, Gabriella Previtera, aveva sottolineato a margine dell’udienza che ne chiedeva l’affidamento ai servizi sociali di Corona, arrestato in Portogallo nel gennaio 2013: “Anche se mio figlio ha sbagliato, il cumulo di condanne è eccessivo e ora va tutelata la sua salute”. Da quell’udienza sono passati sei mesi. Oggi la svolta.

GM