Eataly gioca con l’immigrazione sul cibo

Oscar Farinetti, patron di Eataly (GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images)
Oscar Farinetti, patron di Eataly (GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images)

Nella sua ultima pubblicità Eataly, l’azienda di Oscar Farinetti con ristoranti e rivendite di prodotti enogastronomici in Italia e nel mondo, è entrata direttamente nell’attualità. Al centro della nuova campagna c’è addirittura il tema dell’immigrazione. Si parla in questo caso di “cibi immigrati“, cibi provenienti dall’estero che cono entrati nella nostra cucina, diventandone elementi gli fondamentali e contribuendo alla sua grandezza.

Gli immigrati che hanno sconvolto la cucina italiana“, si legge sulla scritta che precede un elenco di prodotti alimentari e che si conclude con la frase: “Li abbiamo accolti ed è nata una meraviglia!“. La pubblicità è apparsa ieri a tutta pagina su diversi quotidiani. Nell’elenco dei cibi immigrati sono indicati: il grano duro e il vino, arrivati dal vicino Oriente migliaia di anni fa, la birra proveniente dall’Egitto, fino ai prodotti arrivati con la scoperta dell’America, come le patate, i pomodori e il cacao; e poi ancora il caffè arrivato dall’Etiopia.

Si tratta di cibi che da secoli sono presenti nella nostra cucina. E secondo Farinetti costituiscono gli esempi di un’integrazione culinaria da prendere come modello anche per affrontare l’emergenza immigrazione che sta caratterizzando questi tempi il nostro Paese e l’Europa.

Certo che parlare di cucina “italiana” 10.000 anni fa, quando sulla nostra Penisola si iniziò a coltivare il grano duro è piuttosto difficile. Segno che nonostante la perfetta integrazione di questi diversi cibi, affinché il processo abbia successo e risulti armonioso, come è accaduto per la varietà e la bontà dalla cucina italiana, occorre molto tempo.

V.B.