Rifondazione comunista: “Quando impiccano i marò?”

Marò
(Ernesto Ruscio/Getty Images)

Prima la frase shock postata su Facebook dal segretario di Rifondazione comunista di Rimini Paolo Pantaleoni, poi la cancellazione del post e le scuse e ora le polemiche. La frase scritta dal politico riminese diceva: “Ma non è ora che impicchino i due marò?”. Il primo a rispondergli è stato proprio uno dei due nostro soldati, Massimiliano Latorre: “Lo dicesse ai nostri figli. Quando saprà che siamo innocenti avrà ancora il coraggio di scherzare? A tutto c’è un limite, anche alla sopportazione”.

Poi la sfilza di commenti politici. Maurizio Gasparri definisce Pantaleoni un “cerebroleso”, mentre è più articolato l’attacco di Lara Comi, europarlamentare di Forza Italia e vicepresidente del Ppe: “Trovo disgustose le parole utilizzate dal segretario di Rifondazione di Rimini nei confronti dei nostri due marò: fosse per me a persone come queste non dovrebbe essere più permesso di fare politica. La responsabilità di affermazioni così offensive e macabre non può passare sotto voce e mi auguro pertanto che il partito prenda provvedimenti contro chi si è reso protagonista di un atto scellerato”. Duro anche il commento di Stefania Prestigiacomo, deputata di Fi: “Le parole utilizzate da questo irresponsabile si commentano da sole e mi auguro che questo soggetto sia allontanato dalla vita politica del nostro Paese quanto prima”.

Nel frattempo i marò oltre a dover sopportare questi attacchi “interni” devono anche tenere testa ad una giustizia indiana sempre più bizzarra e snervante. La Corte Suprema esaminerà oggi la richiesta italiana di trasferire tutto il processo presso la corte permanente dell’Aja. Un’iniziativa che era già contenuta anche nel documento con cui l’allora ministro della Giustizia Paola Severino raccomandava al governo Monti di non rispedire in India i due marò per una serie di motivi che nessuno in quel periodo ritenne giusto ascoltare.

F.B.