Delitto di Bracciano: condannato il fidanzato di Federica

Federica Mangiapelo (foto dal web)
Federica Mangiapelo (foto dal web)

E’ stata emessa la condanna per il reato di omicidio volontario aggravato nei confronti di Marco Di Muro, ex fidanzato della sedicenne Federica Mangiapelo, la 16enne di Bracciano trovata cadavere la notte di Halloween di due anni fa. Il gup di Civitavecchia ha comminato al giovane una condanna a diciotto anni di reclusione. Ad aprile era stato emesso dal tribunale di Civitavecchia il decreto di giudizio immediato nei confronti del ragazzo, unico imputato nel processo.

Determinante l’apporto dei periti nominati dal gip del tribunale di Viterbo nella svolta del caso: infatti, per l’incidente probatorio, la ragazza “non è morta per miocardite ma annegata”. Il padre di Federica ha più volte ribadito: “Voglio la verità sulla morte di mia figlia”. A settembre, l’incidente probatorio ribaltò i risultati dell’autopsia, la quale aveva parlato appunto di morte sopraggiunta per una miocardite. Già a luglio, il perito incaricato a fine aprile dal giudice per le indagini preliminari di Civitavecchia, Giovanni Giorgianni, aveva ribaltato i risultati dell’autopsia, rilanciando l’ipotesi di morte per annegamento.

A dicembre, infine, Di Muro venne arrestato dai carabinieri in caserma per la notifica di un’ordinanza di custodia cautelare emesso dal Tribunale di Civitavecchia per omicidio volontario aggravato sulla base delle indagini compiute dai carabinieri nel Nucleo investigativo di Ostia. Al giovane – che qualche giorno fa aveva perso il beneficio dei domiciliari, in quanto non è stato trovato in casa durante un controllo – è stata contestata l’aggravante determinata “dall’orario notturno, dal posto isolato e dall’età della vittima, minorenne”.

La mamma di Federica Mangiapelo, Rossella, commentando l’atteggiamento dell’assassino della figlia, ha spiegato: “Marco Di Muro non ci ha mai rivolto lo sguardo, né da lui è mai giunta una parola di scuse o una richiesta di perdono”. Andrea Rossi, legale della famiglia, ha ricordato che “quando muore una figlia di 16 anni non si può mai essere soddisfatti”, aggiungendo: “La condanna è un riconoscimento alle sofferenze di Rosella e Luigi, i genitori di Federica, e agli sforzi miei, di Francesco Pizzorno e del pm Eugenio Rubolino per raggiungere la verità”.

GM