Bracciante italiana morta nell’indifferenza generale

Vendemmia (JEFF PACHOUD/AFP/Getty Images)
Vendemmia (JEFF PACHOUD/AFP/Getty Images)

Paola, così si chiamava una bracciante 49enne di San Giorgio Jonico, nel Tarantino, morta lo scorso 13 luglio mentre lavorava nei campi, nell’indifferenza generale. Lo denuncia il segretario regionale del Flai Cgil pugliese, Giuseppe Deleonardis: “Morire a lavoro in un campo di uva e diventare subito un fantasma, senza che trapeli notizia per settimane”. Nei giorni scorsi, molto scalpore ha fatto la morte di un “pummarò” sudanese, avvenuta nel Salento.

Il sindacalista accusa: “Era un lunedì e Paola è uscita di casa sulle sue gambe, come tutte le notti, per andare a lavoro. È tornata in una cassa da morto. È stata sepolta il giorno dopo. L’hanno sepolta senza autopsia e con il nulla osta del magistrato di turno. Il pm non si è recato sul posto perché, riferisce la polizia di Andria, il parere del medico legale è che si sia trattato di una morte naturale, forse un malore per il caldo eccessivo. Una morte che precede quella di Mohamed, ma intorno a questa storia non ci sono fiaccolate, proteste o cortei”.

La morte di Paola è avvenuta dunque in silenzio, “lo stesso silenzio” – scrive Deleonardis – “spesso vicino all’omertà, che circonda le oltre 40mila donne italiane vittime del caporalato pugliese, spesso camuffato da agenzie di viaggi o da lavoro interinale. Donne trasportate con gli autobus su e giù per tutta la Regione, dalla provincia di Taranto alle campagne del nord della Puglia”. Questa la storia di Paola, che “ha fatto 15 anni di duro lavoro nei campi, dall’alba fino a quando fa buio. Si alzava alle 2 di notte a San Giorgio Jonico, in provincia di Taranto, arrivava sui campi di Andria alle 5, rientrando nel primo pomeriggio a casa, dopo circa cinque ore di viaggio fra andata e ritorno”. Una storia come tante, di quelle che in Puglia non fanno ormai nemmeno notizia.

 

GM