Torna l’incubo mucca pazza, muore 49enne

"Mucca pazza" (CHOI SENG-SIK/AFP/Getty Images)
“Mucca pazza” (CHOI SENG-SIK/AFP/Getty Images)

Una donna di 49 anni è morta dopo un paio di settimane di ricovero, a causa della malattia di Creutzfeldt-Jakob (Mcj), meglio nota come sindrome della mucca pazza. E’ accaduto all’ospedale Ferrari di Casarano, nel Salento, dove la signora, originaria di Parabita, paese poco distante, è deceduta qualche giorno fa. La notizia è stata resa nota dagli uffici della Asl di Lecce, tramite una nota. Secondo quanto si apprende, la vittima è giunta al pronto soccorso che aveva già la febbre alta.

Da quel momento in poi ha manifestato un decadimento progressivo dello stato di coscienza, fino a quando non è sopraggiunta la morte. La donna aveva già avuto una diagnosi simile dall’istituto Besta di Milano, ragione per la quale i medici di Casarano hanno subito interessato l’istituto superiore di Sanità che ha confermato la diagnosi. Non è chiaro come la donna abbia contratto la malattia e per questo sono ancora in corso degli accertamenti.

La malattia di Creutzfeldt-Jakob è una malattia neurodegenerativa rara, che conduce ad una forma di demenza progressiva fatale, già descritta negli anni Venti da Hans Gerhard Creutzfeldt ed Alfons Maria Jakob. In anni più recenti, però, è balzata agli onori della cronaca a causa della descrizione dei primi casi di una forma variante, ancor più rara, legata all’epidemia di encefalopatia spongiforme bovina (Bse), che appunto prese il nome di morbo della “mucca pazza”.

Un paio di estati fa, la malattia venne considerato un rischio trascurabile per l’Italia; a sostenerlo il Comitato permanente della catena alimentare dell’Unione europea, con una decisione votata all’unanimità che colloca il nostro Paese in una posizione di sicurezza e privilegio rispetto al resto del continente. Affermò soddisfatta il ministro Beatrice Lorenzin: “Una buona notizia che ripaga i tanti sforzi del Ministero della Salute, dei Servizi veterinari regionali e delle ASL, nonché dei laboratori degli Istituti Zooprofilattici che con estrema serietà e rigore hanno controllato milioni di capi bovini ed ovini sia al macello che negli allevamenti”.

GM