Camerieri-robot: così McDonald’s taglia il costo del lavoro

Mc Donald's (PAUL J. RICHARDS/AFP/Getty Images)
Mc Donald’s (PAUL J. RICHARDS/AFP/Getty Images)

Camerieri e cassieri robot, conto che si potrà pagare con un semplice click sull’iPhone, forni di ultima generazione che cuociono nella metà del tempo: questa la risposta di Mc Donald’s all’aumento dei salari minimi auspicato dall’amministrazione Obama e messo in atto già in diverse città. La “rivoluzione” annunciata dal presidente degli Stati Uniti riguarda i ristoranti con più di trenta dipendenti e prevede che il salario minimo aumenti gradualmente dai 7,25 dollari, cifra fissata nel 2009, fino ad arrivare a ben 15 – più del doppio – entro il 2018.

La scelta tirerà fuori dall’attuale stato di indigenza almeno 140mila persone e servirà da stimolo ai consumi, ma secondo il Washington Post potrebbe avere un effetto deleterio: il 30% delle uscite nel settore della ristorazione già oggi dipendono dal costo del lavoro. L’intento di abbattere tali costi non è solo di Mc Donald’s ma di tutte le grandi catene di un settore che impiega 2,4 milioni di camerieri, quasi 3 milioni di cuochi e ben 3,3 milioni di cassieri.

Per questo motivo, soprattutto nel settore dei fast food, ci si ingegna a trovare nuovi metodi per trovare nuove soluzioni, che accontentino i clienti, a discapito dei posti di lavoro, i quali – questo occorre dirlo – sono sempre diminuiti. Un dato emblematico su tutti: secondo il Bureau of Labor Statistics, in circa un trentennio, la produttività del lavoro nei fast food ha avuto un tasso di crescita bassissimo rispetto alle altre industrie, pari ad appena lo 0,3% annuo.

GM