Il vescovo scrive a Marchionne: “La domenica non si lavori”

Sergio Marchionne (GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images)
Sergio Marchionne (GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images)

Il vescovo di Melfi, monsignor Gianfranco Todisco, ha inviato una lettera all’amministratore delegato di Fca, Sergio Marchionne, per chiedere il blocco della produzione di Jeep Renegade e 500X nello stabilimento lucano, dalle 22 di sabato alle 22 di domenica, in modo da consentire a “tutti i lavoratori” di “trascorrere l’intera giornata di riposo festivo assieme ai loro familiari”. Ha sottolineato il vescovo: “Consegnare un’automobile con un giorno di ritardo, non sconvolge il piano di produzione, che in questo momento va a gonfie vele”.

Inoltre, secondo monsignor Todisco, tenendo gli operai a casa la domenica, l’auto prodotta a Melfi avrebbe “un valore aggiunto, la dignità della persona umana al primo posto”. Il vescovo ha specificato che la sua richiesta “non fa alcun riferimento alle motivazioni di fede. Anche chi non crede o non pratica può sperimentare gli effetti benefici del riposo domenicale”. Infine ha parlato di un “miracolo senza intervento divino”.

Non è l’unico appello in tal senso mosso in queste ore dai vescovi italiani: monsignor Ivo Muser, della diocesi di Bolzano-Bressanone, riprendendo un recente messaggio di Papa Francesco, ha rivolto un appello a commercianti e politici: “La domenica ed i nostri giorni di festa, liberati dal lavoro non necessario, hanno un valore inestimabile da riscoprire e tutelare, anche contro ogni resistenza ed interesse privato, poiché apportano all’intera società un vantaggio”.

“Abbiamo bisogno della domenica e dei nostri giorni di festa con le loro opportunità sociali, familiari, culturali e religiose”, ha ribadito monsignor Muser, concludendo: “Come persone abbiamo bisogno di qualcosa in più, perché siamo più di ciò che consumiamo, di ciò che guadagniamo, di attività febbrile e di operosità senza pausa. La persona non può essere ridotta al fare, al consumo ed all’avere”.

GM