Alpinista non vedente scala la Marmolada

Alpinista non vedente scala la Marmolada
(JAY DIRECTO/Getty Images)

A poche ore dalla scomparsa di Oliviero Bellinzani un altro uomo sembra mantenere viva la sfida dell’uomo contro l’handicap. Lui chiama Erik Weihenmayer ha 47 anni viene dal Colorado e tra colatoi  roccette e placche grige ha toccato la vetta della Marmolada, una meta molto ambita dagli americani. Erik è non vedente. Cieco dall’età  di tredici anni ha deciso di sperimentare tutti gli sport che fino a quel momento la retinoschisi non gli aveva permesso per il rischio di distacco delle retine.  Non si è mai perso d’animo anzi la cecità lo ha spinto a praticare tutti quegli sport da sempre desiderati. Da oltre trent’anni porta avanti con determinazione un’eccezionale carriera alpinistica e sportiva. Oggi è tra i 150 alpinisti al mondo che hanno salito le “Seven Summits” le cime più alte di ogni continente ed è l’unico non vedente che abbia raggiunto la vetta dell’Everest. Ultima impresa nel 2014 la discesa in kayak del Fiume Colorado attraverso il Gran Canyon  per 277 km guidato a distanza dall’amico Timmy O’Neal, uno tra gli arrampicatori mostri sacri della Yosemite Valley. La Marmolada ha rappresentato per lui  una nuova sfida. Per giungere in vetta ha scalato la parete sud della regina delle Dolomiti, una  delle vie alpinistiche che hanno segnato la storia della parete di calcare compatto: la Don Qixote, aperta nel 1978 dai fortissimi austriaci Mariacher e Schiestl. Il suo team è composto dall’aspirante guida alpina Fabrizio Dalla Rossa con la collaborazione dell’ alpinista-fotografo Manrico Dell’Agnola è partito dal rifugio Falier alle tre di notte ed ha attaccato la parete alle cinque. La determinazione di Erik era ben chiara fin da subito. Gli scalatori già nel pomeriggio si trovavano sotto il tratto chiave della via: un tiro di 6a superiore a cinque lunghezze dalla cima. E infine l’arrivo in vetta con la foto di rito.

Per chi non vive nella  situazione di Erik è difficile capire cosa lo spinga a compiere questo tipo di imprese. E’ lui a spiegarlo: “mi piace il gesto dell’arrampicata,  leggere la roccia con le mani, vederla con la mente e dover risolvere continuamente situazioni problematiche. Percepisco perfettamente il vuoto: a volte batto le mani o faccio dei rumori perché per me è importante ascoltare lo spazio. E’ questo che mi permette di muovermi con sicurezza”.

Le sue esperienze e la sua tenacia rappresentano un bagaglio da condividere, soprattutto con i giovani. Per questo Erik ha scritto molti libri e iniziato il progetto “No Barriers” per  aiutare tutte quelle persone che si trovano ad affrontare qualche barriera e che, per prima cosa dentro di loro devono, trovare la forza per superarle.

B.R.

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