Caso marò, la Corte d’Amburgo scontenta l’Italia

Da destra, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone (Getty Images)
Da destra, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone (Getty Images)

Era molto attesa la decisione odierna del Tribunale del diritto del mare di Amburgo sul caso dei due fucilieri della Marina italiana Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati in India di aver ucciso due pescatori nel golfo di Kerala. Ancora una volta, però, è arrivata una sentenza che “prende tempo” e che accoglie solo in parte le richieste del governo italiano, disponendo che “l’India e l’Italia si astengano dall`esercizio di qualsiasi forma di giurisdizione sui due Fucilieri di Marina, nell’attesa di una determinazione definitiva del caso da parte della Corte arbitrale, che è in via di costituzione”.

Nulla da fare invece per il rientro in Italia di Girone, dopo che il suo collega Latorre è tornato mesi fa nel nostro Paese a causa dei suoi problemi di salute. Ha spiegato l’agente del Governo italiano Francesco Azzarello che il tribunale del mare “ha riconosciuto la piena legittimazione e competenza della Corte arbitrale sulla vicenda” e che ciò “tutela in parte i diritti italiani”. D’altra parte l’Italia “sta valutando di rinnovare le richieste relative alla condizione dei Fucilieri davanti alla Corte arbitrale non appena questa sarà costituita”.

La sentenza è stata illustrata ai microfoni di Rainews24 da Nicola Ronzitti professore di Diritto Internazionale dell’università LUISS di Roma e consigliere scientifico dello IAI (Istituto Affari Internazionali): “Significa che in India non può essere proseguita nessuna procedura né di fronte alla Corte Suprema né di fronte alla Corte Speciale che era stata istituita per giudicare i due Marò”. “Nello stesso tempo – prosegue Ronzitti – significa anche che il marò che si trova in Italia resta in Italia perché l’India  non può ordinare a questa persona, dopo la fine del congedo che gli è stato dato, di tornare in India. Significa anche che il marò che è in India resta in India ma non può essere sottoposto a ulteriori restrizioni”.

“L’Italia sperava diversamente. Avevamo chiesto altre cose, la sentenza non va nella direzione che avevamo richiesto” – così il ministro Graziano Delrio commentando da Rimini la sentenza – “Il governo non può fare altro che prenderne atto, poi si decideranno ulteriori passi da parte del presidente del Consiglio e dei ministri competenti”.

GM