Terra dei Fuochi, nulla è cambiato

Terra dei Fuochi (MARIO LAPORTA/AFP/Getty Images)
Terra dei Fuochi (MARIO LAPORTA/AFP/Getty Images)

Una nuova videoinchiesta realizzata dalla webtv del Corriere della Sera, a tre anni dalla prima denuncia come nei comuni della cosiddetta Terra dei Fuochi ancora poco o nulla è stato fatto in materia di politiche ambientali, nonostante due leggi, una sugli ecoreati e l’altra che è conosciuta proprio con il nome “Terra dei fuochi”, l’invio dei militari, la nomina di un commissario per le bonifiche e un vice prefetto per l’emergenza roghi.

A poco valgono le rassicurazioni della Prefettura di Napoli, la quale afferma che in seguito all’intervento legislativo il numero dei roghi è calato del 50% in provincia di Caserta e del 30% in provincia di Napoli. Per i comitati, che hanno commentato il dato su Twitter, “la terra dei fuochi brucia più di prima”. Luigi Costanzo, medico di famiglia e tra gli attivisti più noti, sottolinea: “Non pagheremo più le tasse. Daremo i nostri soldi a un’agenzia di investigazione privata in grado di individuare le fabbriche abusive che sversano e incendiano veleni nelle nostre terre, ci autogestiamo”.

Le immagini rivelano che gli attivisti, a proposito di quello che accade nella zona, non hanno tutti i torti, anzi c’è da sottolineare che se alcune aree sono state bonificate, in altre la situazione è addirittura peggiorata; ad esempio sulla provinciale San Marcellino – Casapesenna lo scenario è di chilometri di strada costeggiata da sacconi bianchi di rifiuti. Ci sono poi intere zone lastricate di amianto, ormai triturato, messo in sacchi e abbandonato, come spiega un addetto alla sicurezza del territorio di Afragola: “In tante zone stiamo rinvenendo l’amianto confezionato a abbandonato in questo modo. Sono le stesse ditte autorizzate che per risparmiare sullo smaltimento lo scaricano nelle terre abbandonate”.

In altre zone ancora, denuncia Vincenzo Tosti del Coordinamento Comitati Fuochi, “i vigili del fuoco non sono mai venuti. Così come non arrivano in decine di altri posti. E siccome il censimento governativo si basa sul numero di interventi dei vigili del fuoco si capisce presto perché secondo loro i roghi tossici sono diminuiti. Semplicemente, non sono censiti”. Non mancano poi atti vandalici, ritorsioni camorristiche, incendi dolosi a rendere ancora più difficile il tentativo di recuperare l’area.

Infine vi è la questione delle fabbriche in nero della zona, che Michele Buonomo, presidente campano di Legambiente spiega in questi termini: “Colpire il nero significa colpire l’intera economia su cui si basa questa regione, facendo salve le eccellenze che pure ci sono. Ecco perché abbiamo la fondata impressione che non si voglia intervenire deliberatamente in modo risolutivo. Del resto, far chiudere le centinaia di piccole fabbriche in nero sarebbe un disastro sociale”.

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GM