Il vescovo di Torino: “Cari parrocchiani, accogliete i profughi in casa”

Monsignor Nosiglia con Papa Francesco (ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)
Monsignor Nosiglia con Papa Francesco (ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)

Accorato appello a parroci e parrocchiani della propria diocesi da parte di Monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, che in una lettera scrive: “Cari presbiteri, diaconi e religiosi, famiglie e fedeli della Diocesi di Torino e cari cittadini, in questo periodo estivo è emersa in tutta la sua gravità la problematica dell’accoglienza dei rifugiati che giungono numerosi nella nostra patria come in altre nazioni europee per fuggire da situazioni tragiche di guerre, violenze e povertà estreme. Ne sono derivate polemiche e contrapposizioni aspre”.

“Tutti ci accorgiamo che un clima di tensione incentivato anche dai media non giova ad affrontare con equilibrio e generosità questa emergenza, che invece esige un supplemento di impegno da parte di ogni componente sociale, rifuggendo da cinici populismi o ingenui buonismi”, prosegue l’alto prelato, sostenendo: “Cavalcare le paure e gli allarmismi ingenera atteggiamenti di rifiuto che chiudono il cuore e addormentano la responsabilità di fronte all’obbligo forte consegnatoci dal Signore e che deve risuonare nelle coscienze e nel cuore di credenti e cittadini: ‘ero forestiero e mi avete ospitato’. Il buonismo ingenuo, a sua volta, rischia di ostacolare una intelligente gestione dei vari problemi che l’accoglienza pone”.

Fatte queste premesse, “pur consapevole dell’impegno che comporta la proposta, chiedo ad ogni Unità Pastorale della nostra Diocesi di provare a definire un concreto programma di accoglienza straordinaria e di accompagnamento per alcuni fratelli e sorelle vittime della migrazione forzata. Si tratta in partenza di affrontare il bisogno urgente dell’alloggio per poi promuovere insieme alle altre realtà ecclesiali e civili un sostegno effettivo al percorso di inclusione sociale di cui avranno bisogno”.

Monsignor Nosiglia rileva: “Finora abbiamo messo a disposizione in diverse strutture ecclesiali capaci di accogliere decine e decine di persone – oltre 500 posti, senza contare tanti piccoli nuclei di singole persone o famiglie accolte nelle parrocchie. L’acuirsi dell’emergenza esige ora un intervento diverso, per favorire l’accoglienza capillare di gruppi numericamente più piccoli, ma geograficamente più diffusi sul territorio”. Non si tratta nelle intenzioni dell’arcivescovo di “accoglienza solo notturna, come per quella offerta ai senza dimora da alcune parrocchie, ma di ospitalità completa per alcuni mesi, in base alle necessità e alle indicazioni che le Istituzioni pubbliche potranno fornirci”.

L’invito alle famiglie

L’invito di monsignor Nosiglia si estende anche alle famiglie: “La capillarità di tale operazione, unita all’invito affinché anche alcune famiglie siano disponibili ad accogliere un rifugiato in casa, può produrre un frutto molto positivo: oltre all’estensione del numero di persone che ne usufruiscono, avvia un’azione di responsabilità da parte delle comunità cristiane e civili e di ogni cittadino, che rifiutano quella cultura dello scarto, di cui tanto ci ha parlato Papa Francesco in riferimento anche agli anziani, poveri, malati e disabili, disoccupati o in cerca di lavoro, famiglie soggette a sfratto incolpevole”.

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GM