Marino accusa Alfano: “Non è in grado di proteggere Roma”

Marino accusa Alfano: “Non è in grado di proteggere Roma”
(Franco Origlia/Getty Images)

Era sembrato fin troppo remissivo, il Primo Cittadino. Aveva incassato in apparenza senza batter ciglio le critiche che dall’Italia venivano proferite contro la sua vacanza d’oltreoceano: venti giorni di Caraibi, Messico e Usa mentre a Roma accadeva di tutto, con il funerale show dei Casamonica che portava al calor bianco la già torrida estate romana. E, soprattutto, conquistava la prima pagina dei giornali di mezzo mondo, anche quelli dove l’ineffabile sindaco se ne stava al sole o “a fare immersioni” come ha ricordato qualche giorno fa, in un sibilo nascosto tra i sorrisi, il prefetto Gabrielli. Il  “tutor” che il premier Renzi attraverso l’utile Alfano ha messo accanto al Sindaco per l’amministrazione della Città sembrava essere il motivo segreto delle sue vacanze sfacciatamente lunghe e sommessamente rancorose, quasi una ripicca gentile per un affronto istituzionale apparso senza precedenti. Una sensazione che è diventata qualcosa di più di un sospetto ieri, quando il  Marino è sembrato volersi servire un piatto freddo come la vendetta,  accusando il ministro Alfano, ormai quindici giorni dopo il funerale di Vittorio Casamonica, di non saper garantire la sicurezza dei cieli di Roma. Il riferimento del Primo Cittadino è al volo non autorizzato dell’elicottero, sopra piazza San Giovanni Bosco, al Tuscolano. A quel lancio di petali pesanti come grandine.

“In una città in cui lo Stato non ha garantito la sicurezza dello spazio aereo, con l’intrusione di oggetti volanti non identificati credo sia giusta la decisione di responsabilizzare prefetto e Governo” ha detto. In un’unica affermazione il Sindaco ha voluto capovolgere il senso alla decisione del Consiglio dei Ministri di affiancargli una presenza ingombrante come quella di Gabrielli, cordiale e gelido allo stesso tempo, competente e platealmente castrante per Ignazio. Una sfida in atto tra i due inutilmente presentata, con inevitabile affanno, come partnership garbata e amorevole collaborazione. Sarà certamente garbata perché entrambi non difettano di signorilità nei modi. Che sarà amorevole ci sono dei dubbi. Siamo alla scelta delle armi, in realtà. Il primo cittadino non sembra affatto intenzionato e tirarsi indietro. Con quell’accusa lapidaria sembra voler così intendere: “Il prefetto è entrato in Campidoglio non per causa mia, ma per ovviare a carenze che lo show dei Casamonica ha evidenziato in modo eclatante”. Una sortita non priva di abilità che va ad assestare un colpo sul primo riferimento istituzionale del prefetto, il Ministro Alfano, appunto. Nella prospettiva del Sindaco è Alfano, e non il Primo Cittadino, ad avere bisogno di un tutor e il conferimento di incarichi al prefetto ne sarebbe prova indiretta più di quanto non appaia una presa d’atto dell’inefficienza del Sindaco. Le carenze nascono altrove, dice Marino, rispondendo al sibilo con un sibilo non meno velenoso. Una frase, proferita dal Primo Cittadino di una città nell’imminenza del Giubileo, che ci restituisce la misura e la profondità dello scontro. Il tempo ci dirà chi tra Marino e Gabrielli è il serpente destinato a soccombere per stanchezza  e chi, per ostinazione, resistenza e capacità di attendere,  è la mangusta.

ADB