Prete vuole accogliere profughi, parrocchiani dicono no

Migranti (MARCELLO PATERNOSTRO/AFP/Getty Images)
Migranti (MARCELLO PATERNOSTRO/AFP/Getty Images)

Scosso ma non scoraggiato don Lucio Mozzo, 63 anni, prete del vicentino, dopo che i suoi parrocchiani, riuniti in assemblea, hanno respinto la proposta di accogliere alcuni profughi: “Non me l’aspettavo proprio. Volevamo ospitare sei, al massimo dieci profughi in una canonica abbandonata da anni. Ne abbiamo discusso in assemblea, nella chiesa di Santa Cecilia. Quasi tutti hanno detto no”. Alle rimostranze di una ragazza, che sottolineava il valore dell’accoglienza, la replica sono stati veri e propri cori da stadio. Qualcuno – come riporta ‘La Repubblica’, che ricostruisce l’intera vicenda – ha attaccato: “Mio nonno ha costruito quella canonica per i preti, non per i musulmani”.

Don Lucio ha spiegato: “L’edificio ci è stato chiesto dall’associazione Giovanni XXIII, quella fondata da don Oreste Benzi, per ospitare migranti in attesa di esame, soprattutto donne e bambini. Non abbiamo voluto decidere solo noi, come Consiglio pastorale. Ci sembrava giusto ascoltare il parere dei fedeli che dovranno convivere con quelle persone. Ma il confronto è stato quasi impossibile. Io ho detto che il cristiano, di fronte a chi ha bisogno, non può guardare da un’altra parte”. I parrocchiani non cedono: “Fate finta di consultarci e invece avete già deciso. La canonica sta fra la scuola elementare e il parco giochi dei bambini. I nostri piccoli non potranno più uscire di casa”.

Sentimento di paura

Il sentimento prevalente sembra essere quello di paura, come confermano le parole del gestore di un locale: “Guardiamo la televisione anche qui e sappiamo cosa succede quando arrivano questi profughi. Gli extracomunitari sono qui da vent’anni, ci sono serbi e cinesi, brasiliani, sudamericani… Ci sono bambini di 12 nazionalità, a giocare nel parco. Basta un adulto per sorvegliare tutto. Non c’è mai stato razzismo, in paese. Ma questi stranieri si sono integrati qui con umiltà, non ci sono stati imposti. Dietro di loro ci sono quelli che fanno business sulla loro pelle. In assemblea ci hanno anche detto che se non prendiamo questo piccolo gruppo magari la prefettura requisisce un hotel o delle case e ce ne manda cinquanta. Questa è una vera minaccia”.

Il parroco, però, forte anche del recente appello di Papa Francesco, non cede e si dimostra determinato in vista dell’imminente, nuova riunione: “Dopo quell’assemblea velenosa, speriamo di poter discutere non con la pancia ma con intelligenza, cuore e fede. Ma c’è un punto fermo: un cristiano non può chiudere la porta a chi ha bisogno. Lo spiegheremo anche a quelli che, fedeli o no, verranno a contestarci da Valle. Forse il nonno che ha costruito la canonica non pensava davvero che sarebbe stata usata da musulmani, ma certamente oggi obbedirebbe al Papa”.

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GM