Scattone torna ad insegnare, la mamma di Marta Russo: “E’ assurdo”

Marta Russo e Giovanni Scattone (screen shoot you tube)
Marta Russo e Giovanni Scattone (screen shoot you tube)

Nella giornata di ieri la notizia della cattedra assegnata a Giovanni Scattone non è di certo passata inosservata e ha ha fatto molto discutere. Sono state tante le dimostrazioni di solidarietà nei confronti della famiglia di Marta Russo, tra cui quella di M.V., collaboratrice scolastica dell’istituto professionale Einaudi: “Con mia figlia all’università, mi metto nei panni della mamma di Marta Russo e dei genitori. E penso che, fra tutti i lavori che poteva scegliere, forse non era opportuno che facesse l’insegnante. Dall’altro lato, però, lui ha scontato la sua pena e non può essere stigmatizzato a vita”.

Scattone, ex assistente di filosofia del diritto, condannato per omicidio colposo per la morte della studentessa romana insegnerà da quest’anno, dopo aver vinto il concorso del 2012 ed essere entrato in ruolo nella fase 0 del piano di assunzioni di quest’estate. “È assurdo che continui a insegnare – commenta con stupore e tristezza  Aureliana, la madre di Marta Russo – Non è la prima volta e ancora restiamo sconvolti. Non si può pensare che una persona del genere, che non ha neanche mai chiesto perdono, possa fare l’educatore. Tra l’altro con un posto fisso”. Non è la prima volta che una cattedra assegnata a Scattone – che insegna da anni come precario nelle scuole romane – fa discutere: nel 2011 suscitò critiche la supplenza che accettò al liceo Cavour, dove aveva studiato anche Marta Russo. Incarico che lasciò proprio sull’onda delle polemiche.

Anche sui social network i commenti non  si sono sprecati: “C’è da dire che qui psicologia significa psicologia del turismo – nota R.G., professoressa dell’Einaudi – e che credo che ciascuno, una volta scontata la propria pena abbia diritto di riprendere in mano la propria vita. Certo, però, quello con i ragazzi è un lavoro delicato…”. Un punto su cui insistono anche molti altri docenti: “Ci ho scambiato giusto due parole – racconta un’insegnante che ha partecipato con lui al collegio docenti – Sembrava sereno, sorridente. Parlava di lavoro con gli altri professori come se niente fosse”. La questione, aggiunge però, è che “al di là se sia bravo o meno come insegnante, ad alcuni di noi pare poco opportuno proporre come educatore a dei ragazzi delle superiori una persona con quel trascorso. Vedremo come reagiranno le famiglie”.

C’è preoccupazione anche tra le famiglie degli alunni, che al Corriere della Sera, hanno rilasciato alcune dichiarazioni: “L’ho appena scoperto – spiegava nel pomeriggio B.C., mamma di un’alunna del secondo anno e rappresentante di classe – e sono basita. Un po’ di paura ce l’ho e per questo voglio sentire al più presto cosa dice la scuola”. Gli studenti invece minimizzano: “Ne abbiamo avuti di prof strani – commenta Gianluca M., alunno di quinta – Prima di giudicare, voglio conoscerlo”. Se la preside Diana Guerani, per ora, non vuole rilasciare dichiarazioni, il direttore dell’Ufficio scolastico regionale, Gildo De Angelis spiega: “Noi non possiamo fare altro che applicare leggi e sentenze. E la sentenza di Cassazione, in questo caso, non ha previsto pene accessorie come l’interdizione dall’insegnamento. Scattone ha vinto un concorso, piazzandosi tra l’altro decimo nel Lazio, quindi ha diritto di insegnare”.

L’Omicidio di Marta Russo

Il 9 maggio del 1997, prima di mezzogiorno, la studentessa di giurisprudenza ed ex campionessa regionale di scherma Marta Russo, fu raggiunta alla testa da un proiettile, mentre, insieme all’amica Jolanda Ricci, passeggiava all’interno della Città Universitaria, tra le facoltà di Scienze Statistiche, Scienze Politiche e Giurisprudenza. Il proiettile si spezzò nella nuca di Marta in undici frammenti che causarono danni irreversibili. Tra i tanti testimoni,è stato percepito che il colpo fosse stato   sparato da un’arma col silenziatore: molto probabile che si trattasse di una carabina o una pistola.  La studentessa fu portata  al vicino Policlinico Umberto I, dove arrivò in coma; il 13 maggio i medici constatarono la morte cerebrale e il 14 maggio venne staccata la spina ai macchinari che la tenevano in vita. I genitori e la sorella decisero di donarne gli organi, seguendo un desiderio espresso anni prima da Marta.

Le esequie furono fatte  presso la stessa Sapienza e videro la presenza  del premier Romano Prodi, Walter Veltroni, il Presidente della Camera Luciano Violante ed il Ministro Luigi Berlinguer. Marta Russo è sepolta nel Cimitero del Verano di Roma. Papa Giovanni Paolo II inviò un messaggio.

Un grande caso mediatico

L’omicidio fu al centro di un  grande caso giudiziario e alla fine degli anni novanta, sui media, non si parlava d’altro. In un luogo sicuro, dove ogni genitore pensa che il proprio figlio sia fuori da ogni pericolo è successo qualcosa di imprevedibile. Dalle prime indagini, che non riuscirono comunque a delineare un movente ben preciso, c’è stata sempre grande difficoltà.  Addirittura i due pubblici ministeri, furono indagati per abuso d’ufficio e violenza privata. Dopo molte sentenze, tra condanne e un annullamento, nel 2003 furono condannati in via definitiva, sulla base di due testimonianze  e di alcuni rilievi scientifici due assistenti universitari di filosofia del diritto: Giovanni Scattone, per omicidio colposo aggravato, e Salvatore Ferraro per favoreggiamento: i due si sono sempre dichiarati innocenti.

MD