“Equitalia istiga al suicidio”, 45enne denunciato

Sede di Equitalia (FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)
Sede di Equitalia (FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)

Aveva pubblicato su Youtube un video, successivamente rimosso, per sostenere che “Equitalia andrebbe denunciata per istigazione al suicidio”. Per questa ragione, l’ex n.1 dell’agenzia di riscosssione dei tributi, Attilio Befera, ha denunciato per diffamazione Mauro Merlino, autore di un filmato messo in rete “per parlare della situazione che oggi si trovano a vivere milioni di italiani, strangolati dalla disoccupazione e dalle tasse”.

Merlino, 45enne disoccupato di Sassuolo, padre di due figli, è una delle vittime della crisi: l’azienda per cui lavorava ha infatti deciso di investire all’estero. Ha raccontato la sua vicenda a ilfattoquotidiano.it: “Le ho provate tutte per trovare un altro impiego, ma senza grandi risultati. Ho fatto le pulizie, il giardiniere, ma sempre cose da una o due giornate. Ho persino bussato alla porta del mio comune chiedendo una scopa e 10 euro al giorno così da poter dire che esisto ancora a livello lavorativo, perché un uomo o una donna lasciati soli a casa, senza nulla da fare, a 40 anni, sono persi, tagliati fuori dal mondo. Ma nulla”.

L’uomo spiega di non avere pendenze con Equitalia, ma di aver voluto “dire la mia, perché da anni vedo solo porte chiuse davanti a me. E perché ogni giorno apro il giornale e leggo di imprenditori che si suicidano per crisi, famiglie che non sanno come mangiare ma sono schiacciate dalle tasse. Come me ce ne sono milioni in Italia, e non è giusto”. La sua denuncia ha fatto di Merlino un simbolo: “Mi chiamano in tanti, da tutta Italia, per raccontarmi la loro storia, famiglie di persone che si sono tolte la vita per via della crisi e dei debiti, disoccupati come me, oppure semplici cittadini che vogliono parlare di questa situazione”.

“Ho il diritto di dire la mia opinione”

“Ho il diritto di dire la mia opinione, e anche di criticare una società a totale controllo pubblico”, spiega ancora Merlino, difeso da un collegio di avvocati di Bergamo, poi prosegue: “Non sono stato né volgare, né violento, ho semplicemente espresso un mio pensiero. Credo di essere nel giusto, e credo anche che non si possa querelare un disoccupato per aver manifestato la propria opinione. Sinceramente l’accusa di diffamazione mi lascia perplesso. Mi sento processato per essermi avvalso del diritto di parlare liberamente, così come prevede la Costituzione”.

Il 28 settembre l’udienza del processo per diffamazione, ma Merlino non sembra intenzionato a fermarsi: “Non intendo farmi imbavagliare con questa denuncia, perché ho il diritto di dire la mia opinione.  Ai tanti che vivono nella mia stessa situazione dico di non abbattersi, di continuare a lottare. Non è facile essere un genitore senza lavoro, spiegare ai figli che le tasche sono vuote. Certo, imparano subito ad accontentarsi di ciò che hanno, ma è dura per una madre o un padre”.

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GM