L’esercito di Hitler dopato con le anfetamine

1st May 1939:  Adolf Hitler, Fuehrer of Germany's Third Reich, enjoying an ecstatic reception at the Olympic Stadium, Berlin, as he arrives to address 132,000 Hitler Youth and Maidens.  (Photo by Max Schirner/Topical Press Agency/Getty Images)
 (Photo by Max Schirner/Topical Press Agency/Getty Images)

Non è  illegale, ma crea dipendenza. Si tratta del Pervitin, droga mascherata da farmaco che permette di rimanere svegli ed euforici per ore e ore. Non stiamo parlando dell’ultima novità in fatto di stupefacenti, ma di una sostanza creata nel 1936 dal medico Fritz Hauschild che si è rapidamente diffusa nel Terzo Reich tra i soldati del Wehrmacht. Di recente è stato pubblicato un libro che spiega come le droghe abbiano avuto un ruolo fondamentale non solo negli scontri contro la Francia del 1940, ma anche nel comportamento di Adolf Hitler. Il capo dei medici del Reich, Otto Ranke, sosteneva fortemente l’uso del Pervitin tra i soldati nonostante l’iniziale diffidenza, ed è così riuscito a somministrarlo ai militari grazie all’appoggio “della volpe del deserto” Rommel, consumatore abituale. La ferocia del Wehrmacht è notoriamente famosa: i carri armati procedono a senza fermarsi mai attraverso le Ardenne  notte e giorno, in quattro giorni macinano centinaia di chilometri. A metà maggio del 1940 raggiungono e distruggono totalmente l’accampamento militare francese ad Avesnes. I soldati francesi rimangono totalmente sbigottiti dallo stato di esaltazione dei loro avversari inarrestabili. Lo stesso Führer non è immune dall’assunzione di stupefacenti. Secondo Ohler, autore di un libro su Hitler, dopo il 1941 il dittattore ha iniziatoad avere degli atteggiamenti che gli storici riuscivano difficilmente a spiegarsi. I risultati delle ricerche fatte sono impressionanti: metanfetamine, steroidi e altre sostanze vengono iniettate a Hitler 800 volte in 1349 giorni; prende 1100 pillole. Un’attività costante tanto che il suo medico personale viene soprannominato “il maestro delle punture del Reich”. Un consumo di droghe che ha ridotto il Fuhrer  quasi lla fine della guerra nelle peggiori condizioni. Gli cascano i denti, poco prima della capitolazione, il 17 aprile minaccia il medico di morte e mangia zucchero per superare le crisi di astinenza che lo ha colpito. Sarà proprio un momento di picco della sua tossicodipendenza che segnerà il destino del nostro paese. Nell’estate del 1943 quando il Duce si era allontanato dalla Germania, Hitler lo raggiunge in Italia per fargli cambiare idea. Arriva  però in preda a dei fortissimi mal di stomaco. Morell gli inetta un potentissimo oppioide, l’Eukodal che gli permette di riprendersi in un batter d’occhio e  diventa così euforico e logorroico. Convince in questo modo Mussolini a non abbandonarlo.

Roberta Garofalo