Accuse a Berlusconi: “Suggeriva obiettivi a Cosa Nostra”

Berlusconi (ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)
Berlusconi (ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

Alla ripresa dell’udienza del processo sulla trattativa tra Stato e mafia, in corso nell’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo, il collaboratore di giustizia Giovanni Ciaramitaro ha lanciato pesanti accuse contro l’imprenditore ed ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, definendolo “il politico che suggeriva gli obiettivi a Cosa nostra”, durante il periodo delle stragi del 1993, che avevano lo scopo di “abolire il 41 bis e modificare la legge sui pentiti. Le bombe servivano per scendere a patti con lo Stato”.

Il nome del fondatore di Mediaset, che ancora non avevano dato vita a Forza Italia, “lo fece Francesco Giuliano – ha aggiunto Ciaramitaro – durante il periodo in cui abbiamo trascorso assieme la latitanza, mentre in tv c’era una trasmissione in cui partecipava Berlusconi”. Si tratta di nuove precise accuse all’ex premier, dopo che Carmelo D’Amico, l’ex killer di Barcellona Pozzo di Gotto, oggi ritenuto un superpentito, ad aprile aveva accusato sia Alfano, “portato da Cosa nostra che lo ha prima votato ad Agrigento, ma anche dopo”, che Berlusconi.

D’Amico aveva spiegato: “I boss votavano tutti Forza Italia, perché Berlusconi era una pedina di Dell’Utri, Riina, Provenzano e dei Servizi. Forza Italia è nata perché l’hanno voluta loro”. Anche in alcune intercettazioni fatte in carcere nei confronti dell’anziano boss di Cosa Nostra, Totò Riina, spunta il nome di Berlusconi, addirittura considerato dal “padrino” un finanziatore della mafia: “A noialtri ci dava 250 milioni ogni sei mesi”.

 

GM