Costretto a risarcire l’uomo che ha abusato di sua figlia

Lacrime di una giovane donna (TORU YAMANAKA/AFP/Getty Images)
Lacrime di una giovane donna (TORU YAMANAKA/AFP/Getty Images)

Ezio Foschini, il 59enne già professore dell’istituto d’Arte di Faenza, nel ravennate, ritenuto colpevole di avere commesso abusi sessuali su una sua studentessa all’epoca 15enne, è stato condannato dalla Cassazione in via definitiva lo scorso ottobre. La pena che l’uomo deve scontare è di tre anni di reclusione. I fatti risalgono al 2006 e raccontano di uno scenario torbido, fatto di gesti, parole e sguardi con chiari riferimenti sessuali.

Come se non bastasse, al professore venivano contestate anche pacche sul sedere e un bacio stampato in ascensore. La difesa del docente ha sempre sostenuto che era la ragazza a essere affascinata da lui, tanto da seguire anche lezioni che non doveva. Foschini venne arrestato nel marzo del 2007. In primo grado nel gennaio 2008 davanti al collegio penale di Ravenna la condanna a quattro anni, ridotta di un anno in appello a Bologna grazie alla concessione di un’attenuante. La giovane, invece, rimasta colpita nel profondo dall’onta degli abusi, si è suicidata un anno e mezzo fa.

Fin qui la causa penale, ma c’è anche in corso il procedimento civile e la situazione è alquanto surreale, come denunciato dal padre della giovane: “Ogni mese verso un quinto della mia pensione per risarcire l’uomo che mi ha distrutto la vita”. In sostanza, Foschini è accusato di aver fatto sparire il proprio patrimonio per evitare di pagare i risarcimenti e in sede penale i legali della famiglia della vittima hanno anche presentato querela per “violazione dolosa delle disposizioni del giudice”.

La Guardia di finanza ha anche scoperto che il professore aveva messo tutti i propri averi sui conti dei propri genitori, per evitare in questo modo di dover sottostare al pagamento della pena accessoria. Nel frattempo, la sentenza civile di primo grado ha dato ragione al professore condannando la famiglia della ragazza a pagare le spese processuali alla parte soccombente. Così, pur non essendo la sentenza definitiva e nonostante quattro sentenze penali a loro favore, la famiglia della vittima della violenza è costretta a pagare quella dello stupratore.

Come se non bastasse, dopo la sentenza della Cassazione e il suicidio della giovane, anche i conti della famiglia di Foschini vengono svuotati, secondo la Procura in maniera sospetta. Ha sottolineato la madre della giovane vittima: “Quei soldi ci servivano per cercare di curare nostra figlia. E mi pare che si sia capito che nostra figlia avesse davvero bisogno di essere curata. La mia vita adesso? Ho un altro figlio e vado avanti solo per lui, se no anche io l’avrei già fatta finita”.

GM