“Darsi del tu è finta familiarità, quasi un insulto”

Umberto Eco (Hannelore Foerster/Getty Images)
Umberto Eco (Hannelore Foerster/Getty Images)

Il linguista Umberto Eco, in una lectio magistralis pubblicata oggi dalla Repubblica, dal titolo “Tu, Lei, la memoria e l’insulto”, evidenzia come il passaggio dal Voi al Lei, fino al Tu dei giorni nostri – a suo avviso – celi “una finta familiarità che rischia di trasformarsi in insulto”, facendo sì che l’Italia “perda la memoria”. Evidenzia Eco: “La lingua italiana ha sempre usato il Tu, il Lei (al plurale Loro) e il Voi. Voi sapete che la lingua inglese (reso arcaico il poetico e biblico Thou) usa solo il You. Però contrariamente a quel che si pensa lo You serve come equivalente del Tu o del Voi a seconda che si chiami qualcuno con il nome proprio”.

Invece il francese “non ha Lei bensì solo il Tu e Vous, ma usa il Tu meno di noi, i francesi ‘vouvoyent’ più che non ‘tutoyent’, e anche persone che sono in rapporti di gran confidenza (persino amanti) possono usare il Vous”. La disamina di Eco prosegue per arrivare a una conclusione: “Il problema del Tu generalizzato non ha a che fare con la grammatica ma con la perdita generazionale di ogni memoria storica e i due problemi sono strettamente legati”.

“Vi chiederete perché lego il problema dell’invadenza del Tu alla memoria e cioè alla conoscenza culturale in generale” – rileva Eco – “Mi spiego. Ho sperimentato con studenti stranieri, anche bravissimi, in visita all’Italia con l’Erasmus, che dopo avere avuto una conversazione nel mio ufficio, nel corso della quale mi chiamavano Professore, poi si accomiatavano dicendo Ciao. Mi è parso giusto spiegargli che da noi si dice Ciao agli amici a cui si da del Tu, ma a coloro a cui si da del Lei si dice Buongiorno, Arrivederci e cose del genere”.

Il linguista affronta infine il problema delle nuove migrazioni: “Nessuno si prende cura degli extracomunitari appena arrivati per insegnare loro a usare correttamente il Tu e il Lei, anche se usando indistintamente il Tu essi si qualificano subito come linguisticamente e culturalmente limitati, impongono a noi di trattarli egualmente con il Tu (difficile dire Ella a un nero che tenta di venderti un parapioggia) evocando il ricordo del terribile ‘zi badrone’. Ecco come pertanto i pronomi d’allocuzione hanno a che fare con l’apprendimento e la memoria culturale”.

GM