Alunna minaccia la maestra: “Mio padre è nell’Isis, faccio saltare la scuola”

Isis
(Christopher Furlong/Getty Images)

L’increscioso fatto è avvenuto a Piacenza, nella scuola elementare Egidio Carella. Una maestra aveva ripreso la sua alunna perché durante le lezioni disturbava e si è sentita rispondere così: “Mio padre è nell’Isis, faccio saltare la scuola”. Una frase choc pronunciata da una bimba delle elementari che ha anche aggiunto: “A casa abbiamo una cintura di esplosivo”.

Molto spesso i bambini parlano per bocca dei genitori o riferiscono cose sentite in casa. Proprio per questo le frasi della piccola di origini marocchine hanno allarmato subito le insegnanti e i genitori degli altri bambini che hanno sentito il racconto dell’accaduto dai propri figli. Una mamma racconta: “E’ parecchio tempo che si conoscono le abitudini di questa bambina. Quando i bambini giocano con la carta o simulano di usare un telefonino oppure i soldi del Monopoli, lei invece si costruisce delle cinture e dice che ci mette le bombe per farle scoppiare”. Un altro genitore ha aggiunto: “Non è il modo con cui lo dice, anche perché se ne parla talmente tanto in televisione che può succedere, però bisogna stare attenti. La famiglia non è integrata e non partecipano mai alle iniziative comuni, così come non danno confidenza a nessuno. Tutti elementi che non ci fanno sentire sicuri”.

Nonostante la gravità potenziale della situazione l’istituto scolastico non ha ritenuto opportuno informare le forze dell’ordine. La questione però è diventata di dominio pubblico dopo che il consigliere comunale Filierto Putzu di Forza Italia, ha deciso di presentare un’interrogazione al sindaco Paolo Dosi: “Pur trattandosi di minorenni, tali dichiarazioni sono inaccettabili e inammissibili, e la loro veridicità va verificata dalle autorità competenti. Per questo chiedo al sindaco se sia a conoscenza dell’episodio e se non ritenga, personalmente o tramite l’assessore competente, di verificare la veridicità dell’accaduto e se in caso positivo di segnalare il fatto alla Polizia di Stato per gli opportuni accertamenti ed eventuali provvedimenti”.

Va ricordato che in casi analoghi in altri Paesi europei sono state subito coinvolte le forze dell’ordine e in Francia addirittura un bambino di 8 anni era stato accusato di apologia di terrorismo per aver detto in classe che approvava gli attentati di Charlie Hebdo.

F.B.

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