Disse: “La Tav va sabotata”. Ecco la sentenza per Erri De Luca

Erri De Luca oggi in aula (MARCO BERTORELLO/AFP/Getty Images)
Erri De Luca oggi in aula (MARCO BERTORELLO/AFP/Getty Images)

Lo scrittore napoletano Erri De Luca, accusato di istigazione a delinquere per le sue dichiarazioni pubbliche a sostegno del sabotaggio della Tav, è stato assolto poco fa dal Tribunale di Torino perché il fatto non sussiste. Il processo allo scrittore, da sempre vicino ai movimenti, è stato al centro di un vero e proprio caso mediatico. “E’ stata impedita una ingiustizia, quest’aula è un avamposto sul presente prossimo”, sono state le prime parole di Erri De Luca dopo l’assoluzione, poi ha aggiunto: “Adesso andrò a Bussoleno in Val Susa a un appuntamento che avevo già preso tempo fa con gli amici che attendevano la decisione del giudice”.

La richiesta della pubblica accusa, sostenuta in Aula dal pubblico ministero di Torino, Antonio Rinaudo, che con  il collega Andrea Padalino ha condotto le indagini, era di otto mesi di reclusione per istigazione a delinquere: “È indiscutibile che si debba concludere arrivando alla penale responsabilità dell’imputato riconoscendo comunque le attenuanti generiche per il comportamento processuale e perché non si è mai tirato indietro rispetto alle domande dell’accusa e del giudice”, aveva detto il pm.

Le dichiarazioni spontanee

Poco prima che i giudici si chiudessero in Camera di Consiglio, Erri De Luca aveva rilasciato alcune dichiarazioni spontanee in Aula, sostenendo: “Sarei presente in quest’aula anche se non fossi io lo scrittore incriminato per istigazione. Ad di là del mio trascurabile caso personale, considero l’imputazione contestata un esperimento, il tentativo di mettere a tacere le parole contrarie”. Aveva proseguito lo scrittore: “Sono incriminato per un articolo del codice penale che risale al 1930 e a quel periodo della storia d’Italia. Considero quell’articolo superato dalla successiva stesura della Costituzione della Repubblica. Sono in quest’aula per sapere se quel testo è in vigore e prevalente o se il capo di accusa avrà il potere di sospendere e invalidare l’articolo 21 della Costituzione“.

Sono incriminato per avere usato il verbo sabotare” – aveva evidenziato De Luca – “Lo considero nobile e democratico. Nobile perché pronunciato e praticato da valorose figure come Gandhi e Mandela, con enormi risultati politici. Democratico perché appartiene fin dall’origine al movimento operaio e alle sue lotte. Per esempio uno sciopero sabota la produzione. Difendo l’uso legittimo del verbo sabotare nel suo significato più efficace e ampio. Sono disposto a subire condanna penale per i suo impiego, ma non a farmi censurare o ridurre la lingua italiana”.

Lo scrittore aveva concluso “confermando la mia convinzione che la linea di sedicente alta velocità in Val di Susa va ostacolata, impedita, intralciata, dunque sabotata per la legittima difesa della salute, del suolo dell’aria, dell’acqua di una comunità minacciata. La mia parola contraria sussiste e aspetto di sapere se costituisce reato”.

L’iter giudiziario

Lo scorso giugno, Erri De Luca era stato rinviato a giudizio per istigazione a delinquere, perché in alcune interviste aveva invitato al sabotaggio dei lavori per la costruzione della linea ad alta velocità Torino-Lione. La decisione è stata presa dal gup Roberto Ruscello, che ha accolto le richiesta dei pm torinesi Andrea Padalino e Antonio Rinaudo, titolari di molte delle inchieste riguardanti il movimento No Tav. “La Tav va sabotata. Le cesoie sono utili perché servono a tagliare le reti”, aveva affermato in particolare lo scrittore napoletano, finendo per essere indagato a causa delle sue parole.

Arrivando in Aula a gennaio per la prima udienza del processo, Erri De Luca aveva sostenuto: “Il verbo sabotare è nobile ha un significato molto più ampio dello scassamento di qualcosa. Lo usava anche Gandhi. Io sostengo che la Tav vada sabotata”. In una precedente intervista all’Huffington Post, lo scrittore, che al quotidiano francese ‘Le Monde’ aveva parlato di “obbligo morale alla disobbedienza”, aveva spiegato: “Non so quanti anni di carcere sto rischiando, non mi occupo di queste cose, ma non voglio sconti di pena. E se dovessero condannarmi, ho concordato con il mio avvocato che non ricorreremo in appello. Se dovrò andare in galera, allora ci andrò”.

GM