Corona in Tribunale: “Voglio restare da Don Mazzi”

Corona in manette a Lisbona (PATRICIA DE MELO MOREIRA/AFP/Getty Images)
Corona in manette a Lisbona (PATRICIA DE MELO MOREIRA/AFP/Getty Images)

“Mi è stata data un’opportunità e vi ringrazio. Ora datemene un’altra: sono un uomo nuovo, fidatevi di me”, così l’ex fotografo dei vip Fabrizio Corona si sarebbe rivolto ai giudici del tribunale di Sorveglianza di Milano durante un’udienza a porte chiuse, nella quale si è discusso sulla conferma dell’affidamento ai servizi sociali che gli è stato concesso a giugno nella comunità di Don Mazzi. Le parole dell’ex paparazzo sono riportate dal suo legale Ivano Chiesa, che spiega come “il Fabrizio Corona che conoscevate voi prima, non c’è più”.

“Le relazioni scritte dal Sert e dall’Uepe sono tutte favorevoli e dicono addirittura che potrebbe uscire dalla comunità e proseguire nell’affidamento sul territorio, senza essere legato alla comunità”, spiega Chiesa, poi ricorda che “i permessi di lavoro che in questo periodo Corona ha ottenuto sono stati un banco di prova e lui si è comportato molto bene”. Infine il legale sottolinea: “Lui ha una particolarità, quella di suscitare interesse quando è fuori, ma ad ogni modo ha gestito questi permessi che ha ottenuto molto bene”.

Corona venne scarcerato a metà giugno, poi affidato alla comunità di Don Mazzi. Il sacerdote, in un’intervista a ‘Famiglia Cristiana’ rilasciata a fine giugno, ha voluto rendere pubblico il proprio rapporto con Fabrizio Corona nei primi giorni di permanenza nella comunità di Lonate Pozzolo, in provincia di Varese: “È vero che Corona ha fatto cretinate inspiegabili e smargiassate infinitamente stupide. Ho parlato a lungo con lui di queste cose. La giustizia, però, l’ha trattato in modo assurdo”.

Aveva proseguito Don Mazzi: “Approfitto del caso per partire da lontano e mettere sul tavolo l’intera situazione carceraria italiana minorile e non minorile. Non è un atto di debolezza e, tanto meno, una svalutazione del dolore immenso che certi giovani procurano ad innocenti rovinando intere famiglie. È un modo diverso, meno carcerario ma più auto-educativo e profondo: il solo capace di cambiare la morte in vita e l’offesa in perdono”.

GM