Il documento finale del Sinodo: “La Famiglia è unione di uomo e donna”

Pope Francis greets a child a meeting with priests, religious men and women and seminarians at Don Bosco school in Santa Cruz, Bolivia, on July 9, 2015. Pope Francis, a champion of the poor and social justice, on Thursday called on a million faithful to reject today's consumer society, at an open-air mass in Bolivia, South America's poorest nation. AFP PHOTO / AIZAR RALDES (Photo credit should read AIZAR RALDES/AFP/Getty Images)
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“Il primo dovere della Chiesa non è quello di distribuire condanne o anatemi, ma è quello di proclamare la misericordia di Dio, di chiamare alla conversione e di condurre tutti gli uomini alla salvezza del Signore». Queste le parole di Papa Francesco nel discorso conclusivo dei lavori del Sinodo. Dopo tre settimane di riunioni, e a conclusione di un lavoro durato oltre due anni, è stato votato dai 270 padri il documento finale, la relatio finalis, del Sinodo della famiglia e sulla sua missione nel mondo contemporaneo, a un anno di distanza da quello straordinario convocato da Papa Francesco per prepararsi sullo stesso tema. Il documento è stata approvato con una maggioranza di dueterzi. Il quorum è stato raggiunto su tutti i punti della relazione. L’approvazione è stata resa nota dal portavoce Bernd Hagenkord. Il Sinodo, dice Bergoglio in un passaggio del suo discorso, ha «sollecitato tutti a comprendere l’importanza dell’istituzione della famiglia e del matrimonio tra uomo e donna, fondato sull’unità e sull’indissolubilità, e ad apprezzarla come base fondamentale della società e della vita umana. Senza mai cadere nel pericolo del relativismo oppure di demonizzare gli altri – ha proseguito il Papa – abbiamo cercato di abbracciare pienamente e coraggiosamente la bontà e la misericordia di Dio che supera i nostri calcoli umani e che non desidera altro che tutti gli uomini siano salvati». Il Sinodo «ci ha fatto capire meglio che i veri difensori della dottrina non sono quelli che difendono la lettera ma lo spirito, non le idee ma l’uomo, non le formule, ma la gratuità dell’amore di Dio e del suo perdono. Concludere il Sinodo per la Chiesa significa tornare a “camminare insieme” realmente per portare in ogni parte del mondo, in ogni diocesi, in ogni comunità e in ogni situazione la luce del Vangelo, l’abbraccio della Chiesa e il sostegno della misericordia di Dio». Il discorso conclusivo di Papa Francesco è stato accolto «da un grande applauso» ha riferito padre Federico Lombardi

“La famiglia è unione tra uomo e donna”

Il punto fondamentale rimane quello dell’essenza stessa della famiglia che resta quella di sempre. Il Sinodo ha ribadito un “no” non negoziabile per i matrimoni gay. «Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia». Chi si attendeva apertura o una qualche forma di condiscendenza nell’ equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone dello stesso sesso rimane deluso. Il Sinodo ritiene peralto «del tutto inaccettabile che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso». Un limite invalicabile che tuttavia il Sinodo non vuole venga letto come forma di esclusione: «Nei confronti delle famiglie che vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale, la Chiesa ribadisce che ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, vada rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione».

“Sui divorziati si decida caso per caso”

L’elemento di novità più rimarchevole introdotto nella relatio finalis  riguarda la comunione ai divorziati. Il sacramento, afferma il Sinodo, potrà essere concesso caso per caso: «Il percorso di accompagnamento e discernimento orienta questi fedeli – alla presa di coscienza della loro situazione davanti a Dio alla formazione di un giudizio corretto su ciò che ostacola la possibilità di una più piena partecipazione alla vita della Chiesa e sui passi che possono favorirla e farla crescere. Questo discernimento non potrà mai prescindere dalle esigenze di verità e di carità del Vangelo proposte dalla Chiesa». I padri sinodali auspicano peraltro una partecipazione dei divorziati risposati alla vita della Chiesa che, affermano, potrà «può esprimersi in diversi servizi ecclesiali: occorre discernere quali delle diverse forme di esclusione attualmente praticate in ambito liturgico, pastorale, educativo e istituzionale possano essere superate». Un passaggio essenziale della relatio finalis  afferma: «I divorziati risposati non solo non devono sentirsi scomunicati, ma possono vivere e maturare come membra vive della Chiesa, sentendola come una madre che li accoglie sempre, si prende cura di loro con affetto e li incoraggia nel cammino della vita e del Vangelo. Quest’integrazione è necessaria  per la cura e l’educazione cristiana dei loro figli, che debbono essere considerati i più importanti». Un avvicinamento che impegna tutti all’interno della comunità cristiana: «prendersi cura di queste persone non è un indebolimento della propria fede e della testimonianza circa l’indissolubilità matrimoniale: la Chiesa esprime proprio in questa cura la sua carità». Il Sinodo non ha mancato di ribadire la «tolleranza zero» nei confronti della pedofilia. Nella relatio si sottolinea la necessità di «una stretta collaborazione con la giustizia». Quindi sui minori in particolare «sia mantenuta la tolleranza zero insieme all’accompagnamento delle famiglie».

ADB