La fidanzata del ragazzo ucciso durante il furto: “Sicignano vada in galera”

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“Ma quale legittima difesa, me l’hanno ammazzato. Ora chi me lo restituirà?” Sono le parole di Mirela la fidanzata trentenne di Gjergi Gjonj il ragazzo albanese di 22 anni ucciso da Francesco Sicignano nella sua villetta di Vaprio, martedì notte, freddato con un colpo di 38 che l’ha trapassato da parte a parte, entrato dal cuore e uscito dalla schiena.  La prima ad arrivare all’obitorio è stata proprio Mirela che, non vedendolo  tornare a casa nella notte tra lunedì e martedì si era rivolta ai Carabinieri. Il signore che saluta dal balcone mentre la folla applaude sa cosa è successo. Una vita è una vita” ripete riferendosi alle manifestazioni di sostengo ricevute da Sicignano qualche ora dopo l’accaduto. L’uomo, ora indagato per omicidio volontario, ha ammesso di essere stato svegliato dai rumori e di aver sparato contro il ventiduenne con la sua arma, regolarmente detenuta. Il corpo della vittima, tuttavia, sarebbe stato trovato sulle scale esterne dell’abitazione e, secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti, in casa mancherebbero tracce di sangue. “Quell’uomo ha un figlio più grande di Gjergi – ha dichiarato ancora Mirela –  Ci auguriamo che il vostro compaesano vada in galera. Non si può uccidere così un ragazzo di 22 anni. Aveva tutta la vita davanti”.  Il giovane, secondo quanto ricostruito dai Carabinieri di Vimercate e di Milano, era arrivato in Italia nel 2012 e poco più di dodici mesi dopo era stato espulso dopo un furto. Rientrato in Italia si era stabilito alla periferia di Trezzo, alle spalle del Centro sportivo,  dove soggiorna una comunità di persone provenienti dall’Est.  “Siamo la sua famiglia” dicono “. Sono convinti che quanto accaduto sia segnato dall’essere stranieri. “Se il morto fosse italiano, sarebbe tutto diverso” osservano “E non dite che non è vero”.

ADB