Scena del crimine (Sean Gallup/Getty Images)

Scena del crimine (Sean Gallup/Getty Images)

Dopo le parole di Mirela, la fidanzata trentenne di Gjergi Gjonj il ragazzo albanese di 22 anni ucciso da Francesco Sicignano nella sua villetta di Vaprio d’Adda, anche i genitori del giovane ladro, Mark e Marie, dicono la loro sulla vicenda, intervistati dal quotidiano ‘La Repubblica’: “Se nostro figlio ha sbagliato, ha sbagliato molto di più chi lo ha ucciso. Per questo chiediamo e vogliamo giustizia. Una giustizia giusta”, è in sintesi l’analisi dei due.

“C’è incredulità e rabbia” – spiegano nell’intervista i genitori del giovane ladro, che secondo quanto ricostruito finora non era ancora entrato in casa quando è stato freddato – “La rabbia di chi non capisce e vuole sapere. È umano, di fronte a una morte così. Chiediamo due cose: di potere riabbracciare nostro figlio. E di avere giustizia. Ci affidiamo alle autorità italiane. Siamo certi che i magistrati e i giudici sapranno dirci la verità su quanto è accaduto. Non abbiamo nessun sentimento di vendetta verso quell’uomo. Ma se ha sbagliato deve pagare”.

I coniugi Gjonj raccontano quindi quel che sanno sulla morte del figlio: “Sulle prime ci avevano detto che per sbaglio era partito un colpo ad un poliziotto. Poi invece ci hanno detto la verità. Che Gjergi era entrato in quella casa, che un uomo l’ha ucciso per difendersi, che gli ha sparato al cuore ed è morto sul colpo. Aspettiamo di capire se le cose sono andate davvero come dice il padrone di casa”. Quindi spiegano quali erano i rapporti col giovane, che non vedevano da un anno e mezzo: “Era rientrato in Albania. Ma qui di lavoro non ce n’è. E così era tornato a stare in Italia”.

GM