Nel terzo millennio il cimitero sarà un parco

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:31
A woman cleans a plaque for a victim of Soviet dictator Joseph Stalin's purges at the memorial, where the victims were buried in the woods on the outskirts of St. Petersburg, on October 30, 2015. Russia observed today Day of Victims of Political Repressions as people honored the memory of the thousands of victims perished in the repressions of the Soviet Communist regime. AFP PHOTO / OLGA MALTSEVA        (Photo credit should read OLGA MALTSEVA/AFP/Getty Images)
(Olga Maltseva/Getty Images)

Un progetto rivoluzionario per i defunti che coinvolge anche i vivi. Si tratta di i Arborvitae, il progetto per il cimitero del terzo Millennio. Un’idea concepita da un team italian di donne composto dalle paesaggiste romane di A3 paesaggio, Consuelo Fabriani, Livia Ducoli e Cloe Berni, professioniste impegnate nella divulgazione della biodiversità e della sostenibilità ambientale applicate all’ambito progettuale, e dalla botanica Maria Cristina Leonardi. IArbovitae prevede alberi al posto delle tombe in grandi parchi urbani per regalare aria pulita alle metropoli, le ceneri dei defunti sepolte in urne biodegradabili (100% fibra di legno) che diventano nutrimento per pioppi, cipressi, querce, agrumi. Anche gli animali domestici potranno avere il loro spazio, anche essi cremati e deposti vicino ai loro padroni. Il piano sta prendendo piede in tutto il Mondo, anche nel nostro Paese, a Milano e Roma, oltre che negli Stati Uniti e in Cile. Nel capoluogo lombardo si sta realizzando “Il giardino del ricordo”,un progetto che unisce il verde urbano l’arte e l’architettura funeraria. Anche vicino Roma è stata individuata un’area di 30 ettari a Chiaravalle. “Un luogo della memoria e della socialità, dove potranno convivere culti religiosi e spiritualità laiche, nel rispetto e nella comunione del ricordo di chi non è più tra noi”, ecco cosa sarà Arbovitae secondo Consuelo Fabriani, secondo cui si tratta di un progetto che abbraccia la tendenza degli ultimi tempi di voler far riconciliare gli esseri umani con la natura. Si tratta di un nuovo modo di accettare la morte, in un’era in cui si tenta a minimizzarla. “Vogliamo realizzare un luogo bello, rassicurante, un luogo vivibile per i vivi che crei continuità tra la vita e la morte (che è parte della vita)”, concludono le paesaggiste.

Roberta Garofalo