4-11-1966, il giorno che cambiò Firenze: la storia di una drammatica alluvione – VIDEO

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:55
Alluvione_di_Firenze_07 (Wikipedia, foto pubblico dominio)
Alluvione_di_Firenze_07 (Wikipedia, foto pubblico dominio)

Sono passati ormai 49 anni dall’alluvione di Firenze che  il 4 novembre 1966 ha devastato la città toscana. Fu il giorno di quando l’Arno straripò provocando la morte di 17 fiorentini in città e 18 nel resto della provincia.  Le vittime dell’alluvione furono “relativamente poche”, perché allora, il 4-11, era festa nazionale per la vittoria dell’esercito italiano nella prima guerra mondiale: nessuno può dire cosa sarebbe successo se le acque avessero sorpreso i cittadini che andavano al lavoro o i contadini all’opera nei campi in un giorno non festivo.

I fatti

La piena avvenne a seguito di un’eccezionale ondata di maltempo, fu uno dei più gravi eventi alluvionali accaduti nel nostro paese e causò forti danni non solo a Firenze ma in gran parte della Toscana. Gli ultimi giorni di ottobre e i primi di novembre erano stati caratterizzati da forti piogge, interrotte solo da brevi schiarite il giorno di Ognissanti. Le forti precipitazioni erano aumentate di intensità il giorno 3 ma a Firenze e dintorni nessuno era preoccipato, dato che le piene dei fiumi toscani erano per tutti un “classico d’autunno”, occasione magari per una chiacchierata con i concittadini sulle spallette e sugli argini. Il primo vero campanello d’allarme suonò all’ 1.06 del 4 novembre quando  la piena del fiume  si fa notare attraverso le fogne: l’acqua affiora in Piazza Mentana e anche attraverso il passaggio dell’antica porticciola d’Arno. Alle 03:48: arriva la prima notizia dell’Ansa: “La situazione in Toscana diventa sempre più grave. La pioggia non accenna a cessare e i corsi d’acqua, specialmente i più piccoli, sono notevolmente ingrossati. In Provincia di Firenze è emergenza a Incisa Valdarno e negli altri centri in prossimità dell’Arno, nel quale confluiscono altri torrenti. Le acque hanno invaso molte abitazioni”. Poco prima dell’alba l’Arno straripa nei pressi del centro, travolgendo la Biblioteca Nazionale Centrale e il quartiere Santa Croce, poco dopo è la volta di Piazza Duomo e di Piazza della Signoria, mentre si comincia a cercare di mettere in salvo le opere d’arte e i beni preziosi, come i gioielli delle botteghe orafe su Ponte Vecchio. Nel corso della giornata, l’acqua raggiunge i sei metri d’altezza, e solo verso sera l’Arno comincia a defluire lasciandosi alle spalle uno scenario di devastazione e rovine.

Non solo vittime. L’immenso patrimonio artistico ha rischiato di andare perduto per sempre: migliaia di volumi e manoscritti rari giacquero sommersi dal fango nei magazzini della Biblioteca Nazionale Centrale, così come moltissime opere conservate nei depositi degli Uffizi, ma il simbolo della tragedia diventa il Crocifisso di Cimabue conservato nella Basilica di Santa Croce. Ha perso il 70% della pittura e solo un difficilissimo restauro durato anni lo ha restituito alla città e al mondo. Fondamentali furono gli “Angeli del fango”: persone, in prevalenza giovani, provenienti da tutto il mondo, che giungono spontaneamente in un luogo colpito da una grave alluvione per aiutare le popolazioni e facilitare il recupero delle aree. Costituiti interamente da volontari, rappresentarono uno dei primi esempi di mobilitazione spontanea giovanile italiana nei tempi nostri.

Elide Benedetti

Tra le vittime come non ricordare , Elide Benedetti. La signora 66enne, inferma sulla carrozzina, abitava in via delle casine, e trovò una morte orribile: alcuni carabinieri, impossibilitati a portarla via, la legarono alle travi sul soffitto della sua stanza per impedire che venisse travolta; i carabinieri andarono a cercare soccorso, ma nel frattempo la donna morì annegata, assistita fino all’ultimo da un parroco coraggioso.

 

Basilica di Santa Croce devastata dall'Arno (Wikipedia, foto di pubblico dominio)
Basilica di Santa Croce devastata dall’Arno (Wikipedia, foto di pubblico dominio)

Il ricordo di Firenze 49 anni dopo

“Sono trascorsi quasi 50 anni dall’alluvione del 4 novembre 1966 e non sono trascorsi invano perché se pure molte cose non sono state fatte e sono ancora da realizzare, Firenze ha imparato tanto da quell’esperienza – ha detto il sindaco Nardella – abbiamo recuperato, anche grazie agli Angeli del fango, un patrimonio immenso e abbiamo sviluppato una sapienza nel prevenire i danni della natura verso i beni culturali e di recuperali in condizioni di emergenza”. “Mi preme in particolare sottolineare il valore culturale e pedagogico del programma di questo cinquantenario – ha aggiunto Barni – che parlerà di ambiente, di salvaguardia ma anche di solidarietà ancora oggi molto attuali”.
Adesso toccherà al comitato ‘Firenze 2016’ organizzare il 50mo per il 4 novembre del 2016. “Non una celebrazioni nè una commemorazione, ma l’occasione per trasformare il ricordo di un tragico evento in una lezione per il futuro”, spiega l’ex sindaco Mario Pimicerio, che è anche il vicepresidente del Comitato. In preparazione una ‘Carta di Firenze’, che parli di tutela del territorio, di responsabilità collettiva e di cittadinanza attiva. La mostra che ripercorrerà quei drammatici giorni secondo un criterio cronologico verrà ospitata a Palazzo Medici Riccardi e aprirà dopo l’estate prossima, a settembre del 2016. Mentre Santa croce ospiterà una ricostruzione dell’evento simbolo dell’alluvione, la furia delle acque che si abbatte sul Cristo di Cimabue, oggi restaurato e ricollocato nella sagrestia.
Un capitolo a parte dell’impegno del comitato ‘Firenze 2016’ riguarderà le scuole e i progetti educativi disseminabili nelle scuole fiorentine e toscane. Non solo. In occasione del 50mo si prepara anche un centro virtuale di documentazione, un luogo permanente dove raccoglioere le testimonianze personali e collettivi. Da qui l’appello a rendere disponibili foto inedite, memorie orali e documenti di ogni tipo su quanto accaduto nel 1966.

Volontari_Firenze gli uffizi (Wikipedia, foto pubblico dominio)
Volontari_Firenze gli uffizi (Wikipedia, foto pubblico dominio)

In basso il video tratto da You tube, dove viene raccontata la storia di questo disastro

Michele D’Agostino