Massacrò di botte la fidanzata, sconto di pena in Appello

Chiara Insidiosa Monda (foto dal web)
Chiara Insidiosa Monda (foto dal web)

Maurizio Falcioni, l’uomo accusato di avere massacrato di botte la fidanzata, Chiara Insidioso Monda, uscita poi dal coma dopo quasi undici mesi, è stato condannato in Appello a 16 anni, ovvero quattro in meno rispetto a quelli comminati in primo grado. Subito dopo la sentenza, il padre della ragazza, che aveva postato sui social le foto choc della vittima per divulgare l’orrore e la violenza subita dalla ragazza, ha avuto un malore.

Urla “Vergogna, vergogna” all’indirizzo della Corte sono partite da parenti e amici della giovane vittima, mentre la madre Danielle ha ribadito: “Che l’imputato abbia chiesto scusa in udienza conta poco, lui uscirà fra 16 anni dal carcere, Chiara invece è condannata a vita”. Falcioni, dopo l’aggressione, era stato sottoposto a perizia, che rivelò come il muratore “è affetto da disturbo antisociale di personalità in soggetto con pregressi poliabusi di sostanze”.

In sostanza, l’uomo presenta “disarmonie della personalità, alterazioni di tipo caratteriale legate alla sua indole”, ma nulla ha a che vedere con uno stato di infermità mentale. L’accusa nei confronti di Maurizio Falcioni era di maltrattamenti aggravati e tentato omicidio aggravato. Il 4 febbraio 2014 aveva aggredito Chiara Insidioso Monda, mandandola in coma; soltanto a dicembre la giovane aveva avuto i primi segni di ripresa, ma a venti mesi di distanza deve ancora ricorrere a cure riabilitative.

Qualche settimana fa, Falcioni, detenuto nella casa circondariale di Velletri, aveva spiegato al quotidiano ‘Il Tempo’: “Non volevo. Lo giuro, non volevo ridurre Chiara in quello stato. Quel giorno abbiamo litigato più violentemente del solito. L’ho spinta, qualche schiaffo di troppo è volato, è vero. Ma non pensavo di farle tanto male. Non so cosa mi sia preso, non ho controllato la mia forza”. L’uomo aveva aggiunto: “Mi dispiace per quello che ho fatto. Non volevo. Le conseguenze delle nostre azioni non le conosciamo neanche noi al momento. Ci sorprendono, ci schiacciano. La mia vita è finita quel giorno. Il carcere è il mio inferno in terra e non passa un solo minuto in cui quella scena non mi passi per la testa”.

GM