“Cara Chiara, l’Italia è un Paese senza dignità”

Chiara Insidioso (foto da Facebook)
Chiara Insidioso (foto da Facebook)

“Cara Chiara, oggi sono stato affianco a colui che ti ha ridotto cosi per sempre. Lo sai oggi sei stata oltraggiata da lui, dal suo avvocato e dai giudici che non hanno coraggio”, così Maurizio Insidioso, padre di Chiara, la giovane massacrata di botte dal fidanzato, Maurizio Falcioni, nel febbraio 2014 e uscita poi dal coma dopo quasi undici mesi, dopo la sentenza d’Appello che ha ridotto la condanna per il giovane a 16 anni ovvero quattro in meno rispetto a quelli comminati in primo grado.

Il genitore, che ha pubblicato una nuova foto della figlia in stato vegetativo, ha proseguito nel suo sfogo, affidato a Facebook: “L’Italia è un paese dove non c’è dignità e oggi in quell’aula si parlava solo del modo in cui riabilitare al mondo quel verme di Falcioni, nessuno ha mai pensato a come sei e sarai per sempre ridotta e abbandonata. Lui ha ricevuto un bellissimo sconto che lo aiuterà a tornare presto a fare la sua vita”.

“Oggi mi piacerebbe avere la possibilità di sapere che potrei portarti via da questa Italia” – scrive ancora Maurizio Insidioso – “Bruciare la mia carta d’identità sarebbe un sogno. Io non mi sento rappresentato più da nessuno in questo paese. Si fanno ricorrenze, si fanno salotti e si parla di violenza sulle donne, ma al dunque chi fa del male a una donna ne esce sempre meglio di chi è vittima. Chiare’ oggi non ci vediamo, so’ stato male e non mi sento bene, ma vedrai che domani mi rialzo e ci rivediamo. Tu sei la mia guida e ti ringrazio perché senza di te non posso stare”, ha concluso il padre di Chiara.

Un commento alla sentenza è stato espresso anche dal legale della famiglia della vittima, Massimiliano Santaiti: “La prima sezione della Corte d’Appello Penale di Roma non ha avuto il coraggio di dichiarare inammissibile l’appello del Falcioni, così come da me richiesto, per mancata specificazione dei motivi di appello (semplicemente enunciati ma non specificati, appunto). La stessa corte non ha  avuto la forza di confermare l’emblematica sentenza del giudice Giacomo Ebner”.

GM