Grigliata (YOSHIKAZU TSUNO/AFP/Getty Images)

Grigliata (YOSHIKAZU TSUNO/AFP/Getty Images)

Hanno il sapore del dietrofront le parole di Kurt Straif, responsabile del Programma monografie dello Iarc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, braccio operativo dell’Oms, che nelle scorse settimane aveva annunciato di voler includere la carne trattata – nello specifico carne rossa e insaccati – nell’elenco degli alimenti pericolosi per il cancro, scatenando un autentico putiferio. “Non era allarmista l’annuncio sul pericolo di sviluppare tumori mangiando carni rosse e lavorate”, si giustifica ora Straff, che aggiunge: “Sì, ci sono dei rischi ma i risultati finali dello studio, pubblicato sulla rivista Lancet Oncology, saranno resi noti soltanto a metà del 2016”.

La notizia ha scatenato un ampio dibattito anche nel nostro Paese: tra gli altri, il noto oncologo Umberto Veronesi ha commentato così la decisione: “Da 20 anni ripeto che esiste un legame causa-effetto tra consumo di carni rose, specialmente se lavorate, e alcuni tipi di tumori”. Sul fronte opposto, Giuseppe Villani, ad di ‘Villani Salumi’ e presidente del Consorzio del Prosciutto San Daniele, era intervenuto, sottolineando la necessità di fare dei distinguo tra l’Italia e altri Paesi, mentre la Coldiretti da parte sua lancia l’allarme sui posti di lavoro a rischio.

Inoltre, il governo – attraverso i ministri Lorenzin e Martina – aveva invitato ad evitare allarmismi. Nelle scorse ore anche l’Ordine dei medici veterinari di Milano aveva attaccato l’eccessivo allarmismo dell’Oms: “Lo studio dell’Organizzazione mondiale della sanità ha preso come campione insaccati contenenti sostanze per la conservazione e il fissaggio di gusto e sapidità non presenti nell’Ue e, soprattutto, in Italia. L’analisi è stata svolta interamente su carni provenienti dall’America, dove gli standard di controllo sono minori. In Europa, invece, le verifiche effettuate sugli alimenti sono tra i più scrupolosi al mondo”.

GM