“Chiara è viva. E non vive più…”

CHIARA

“Oggi ho conosciuto Chiara”. A parlarci di Chiara Insidioso, la ventenne massacrata di botte è ridotta in stato vegetativo dal fidanzato, è Marta Bonafoni, consigliera regionale. Le sue parole giungono dopo la sentenza del 4 novembre in cui l’imputato, Maurizio Falcioni, si è visto concedere dalla Corte di Appello uno sconto sulla pena: da venti a sedici anni di carcere nonostante l’agonia e le menomazioni perenni inferte alla povera ragazza  il 4 febbraio del 2014 in un’abitazione di Casalbernocchi.

Le parole del padre

Dopo la sentenza il padre ha pubblicato su Fb una riflessione sconvolgente: un dolore infinito accompagnato da un invincibile amore nei confronti della figlia: “Oggi mi piacerebbe avere la possibilità di sapere che potrei portarti via da questa Italia” – ha scritto il papà Maurizio – “Bruciare la mia carta d’identità sarebbe un sogno. Io non mi sento rappresentato più da nessuno in questo Paese. Si fanno ricorrenze, si fanno salotti e si parla di violenza sulle donne, ma al dunque chi fa del male a una donna ne esce sempre meglio di chi è vittima. Chiare’ oggi non ci vediamo, so’ stato male e non mi sento bene, ma vedrai che domani mi rialzo e ci rivediamo. Tu sei la mia guida e ti ringrazio perché senza di te non posso stare”.  Parole che sembrano scritte tra le lacrime. Parole che sono lacrime.

Il ricordo di Marta

E, non bastassero queste lacrime per capire fino in fondo il dolore irreversibile della famiglia di Chiara e la realtà cui è stata relegata per sempre, ecco le parole di Marta Bonafoni. Marta si recò tempo fa al Santa Lucia sull’Ardeatina dove Chiara è ricoverata da qualche mese. L’impressione fu fortissima: tenne un promemoria dell’incontro, un ricordo messo da parte fino al momento della sentenza. L’intenzione era di tenerlo per sé. Ma lo sdegno, la rabbia per quello sconto di pena l’hanno indotta, con il consenso dei parenti,  a mostrare quegli appunti sotto forma di un post. “C’è una bella luce in clinica, spazi larghi e nuovi, tanto dolore silenzioso e dignitoso. Definitivo nel suo essere composto – scrive  la Bonafoni – Sul lato del letto di Chiara attaccate al muro ci sono tante foto: la Lazio, il suo cane Molly, sua cugina. E poi Chiara. Chiara sola e Chiara che accarezza Molly. Lei è su una grossa sedia a rotelle. La prima cosa che penso quando la vedo è che mai l’avrei riconosciuta solo dalle foto apparse sui giornali nei giorni del fatto. E’ tutta diversa. Taglio colore e credo anche consistenza dei suoi capelli: prima biondi, lunghi, morbidi. Ora castani, corti, paiono duri. Gli occhi che erano luminosi e felici ora sembrano spenti” scrive Marta “occhi stanchi oggi, perché Chiara ha riposato poco e in palestra l’hanno fatta lavorare molto. Ha fatto su e giù con il  braccio diverse volte. Per noi sarebbe una sciocchezza, ma Chiara è completamente ferma da un anno.  Marta riporta alcune parole della conversazione avuta con la zia e quello che è emerge è ancora più straziante del presente  “Chiara è stata in coma. Chiara è morta anzi lui l’ha uccisa due volte, mi dice la zia Antonella. Quando l’ha ridotta così, prima strangolata, poi sbattuta con la testa al muro, poi infierito sul suo capo a colpi di calci dati con pesanti scarpe da lavoro”.

“Chiara capisce tutto. E piange”

Un massacro che tuttavia le ha “lasciato una coscienza”  perché “ Chiara capisce tutto. In questi giorni si festeggia il fatto che stimolata dai medici alla richiesta prendi la penna blu ha piano piano allungato il braccio e afferrato la penna blu. Stessa scena si è ripetuta con la penna rossa. Invece quando i dottori le hanno detto prendi la penna gialla Chiara li ha guardati come a dire: ma che mi prendete in giro? La penna gialla infatti non c’era” Comprende e soffre “Piange Chiara. Ma non col suono, o con il movimento del petto e delle spalle”. Un pianto affogato nel silenzio: “A Chiara scendono lacrime silenziose e lente. Come quel giorno che ha sentito la voce della nonna al telefono. Davanti a me il papà, Maurizio, la esorta con successo a stringere il suo peluche – si chiama Molly anche lui, come il cane –  che tiene sulle gambe, insieme a una marea di altre cose: un cuscino, un telo per non sentire freddo, i tubi dei vari sondini. Ne ha uno per mangiare, uno per respirare, intuisco gli altri. Le sue dita sono minuscole, molto più piccole di quel corpo gonfio per la sofferenza inerte della sua quasi morte. Sulle unghie smalto celeste. Sul viso ha delle bollicine rosse. E quello che sembra un leggero graffio che manda in apprensione Maurizio, che sapendo già di non ottenere risposta le chiede: Chiara che hai fatto qui? E’ vestita con una tuta blu ma c’è anche del viola: tutto è ordinato e coordinato in lei, si vede che qualcuno la cura”.

Il papà: “Tu se la mia guida, Chiara. Io ti ringrazio”

A curarla, per primo quel padre che nel suo post disperato dopo la sentenza ha avuto il cuore di scrivere  “Tu sei la mia guida e ti ringrazio perché senza di te non posso stare”. Marta annota ancora: “Papà Maurizio va la’ tutti i giorni, ha gli occhi larghi e lucidi, anzi larghi e opachi. Gli occhi di chi non dorme da secoli. Mi racconta la sorella Antonella che a volte si addormenta in stanza da Chiara e siccome alle dieci la clinica chiude deve scavalcare il cancello. Anche la mamma è accanto a Chiara. Sembra vivere in un mondo tutto suo. Mentre guardo Chiara che, se potesse e ci riuscisse sbadiglierebbe per quanto è stanca, e chiude gli occhi e li riapre come fanno i bambini sul seggiolino della macchina mentre si viaggia, mi accorgo che sul braccio sinistro, nella parte interna, ha un tatuaggio. La lettera Emme. Non la Emme di Molly, ne’ di mamma. Non la Emme di Maurizio il papà. Emme come l’altro Maurizio. Lui. Che ci ha messo nove ore per iniziare e finire di ammazzarla quel giorno.  Che già più di una volta era stato denunciato dal papà di Chiara perché la maltrattava. Ma Chiara era maggiorenne dicevano, era lei a decidere”.

“Chiara ricorda il massacro subito”

E qui è forse il momento più straziante di questo lungo ricordo. “Dicono i medici che Chiara non ricorda il momento della sua morte. Quelli come lei rimuovono il trauma. Però Antonella è convinta che quell’atteggiamento con la mano, che spesso è messa tesa e dritta come a parare un colpo, sia perché lei ancora tenta di difendersi. Quel giorno non ce l’ha fatta” Non è riuscita a difendersi come avrebbe voluto “.Ha fatto un solo squillo sul telefono del padre prima di morire Chiara. Dice proprio così Antonella, prima di morire Chiara” perché è come se fosse morta “Non tornerà più quella di prima, questo si sa. Magari tornerà a parlare, sarebbe un miracolo. Ma non camminerà più. A casa ci saranno da fare i lavori per adeguare gli ambienti alle nuove necessità della famiglia. E poi bisognerà avere due infermieri a darsi il cambio. E chi pagherà tutto questo?”. Certo non Maurizio, l’altro: “A quello hanno dato 20 anni di carcere, con l’aggravante per la “crudeltà” con cui ha infierito su di lei. Ma risulta nullatenente quindi zero euro di risarcimento. Il dopo è per Maurizio – il padre – un incubo peggio dell’oggi, al punto che arriva a desiderare ancora adesso – con pudore e mezze parole – che le cose fossero andate diversamente da così. Che Chiara se ne fosse andata e basta”.

“Chi sei?”

E il ricordo di Marta qui si conclude: “Chiedo al papà il permesso di farle una carezza prima di andare. Con il dorso della mia mano destra le sfioro due volte il suo braccio destro. Ha la pelle liscissima. E bianca come il latte. Ecco da cosa la riconoscerei vedendo la foto, penso. Quel pallore della pelle era già il suo, non è cambiato. Quella pelle bianca è Chiara. Apre gli occhi quando sente il mio tocco. Mi sembra che mi guardi come a dire chi sei non ti conosco. Ma è più curiosa che infastidita. Almeno così voglio pensare. Piacere Chiara. Conoscerti è stato forte”.

ADB