Liberarono i beagle dal canile-lager, animalisti condannati

Beagle (Dan Kitwood/Getty Images)
Beagle (Dan Kitwood/Getty Images)

Farà discutere la sentenza del Tribunale di Brescia che ha condannato per furto, con pene tra gli otto e i dodici mesi, dodici animalisti responsabili del blitz all’allevamento di cani beagle Green Hill di Montichiari, nel Bresciano, avvenuto il 28 aprile 2012, col quale vennero “liberati” decine di cani, molti dei quali cuccioli. Come noto, nei mesi scorsi, con le accuse di maltrattamento e uccisione di animale, sono stati condannati ad un anno e sei mesi i “gestori” del canile-lager, Ghislane Rondot, co-gestore di Green Hill 2001 della Marshall Bioresources e della Marshall Farms Group, e Renzo Graziosi, veterinario.

Queste le dure parole del pm nel corso della requisitoria, nella quale aveva richiesto condanne più alte per i gestori di Green Hill: “All’interno di Green Hill c’era una strategia precisa. Non c’era alcun interesse a curare i cani malati. Le cure avrebbero potuto alterare i parametri per la sperimentazione. I cani andavano quindi sacrificati”. Le prime denunce su quanto avveniva nel canile-lager arrivarono nel 2010, poi giunse la decisione di chiuderlo, su pressione delle organizzazioni animaliste e di numerosi esponenti della società civile, nel luglio 2012.

Per queste ragioni la sentenza delle scorse ore desta ancora più scalpore e la Lav è pronta ad appellarsi: “Auspichiamo che la Corte d’Appello possa valutare diversamente i fatti, alla luce dei successivi accadimenti nella struttura e relative vicende processuali. Questo il primo commento della Lav alla notizia della condanna dei dodici animalisti. Seppur rispettiamo quelle che sono le decisioni dell’Autorità giudiziaria, riteniamo che questa sentenza vada a confliggere con il riconoscimento dell’animale quale soggetto, essere senziente e non res, e la conseguenza che gli attivisti coinvolti non hanno assolutamente rubato qualcosa ma piuttosto salvato vite animali da maltrattamenti e uccisioni”.

GM