“L’olio non è extravergine” sette aziende finiscono sotto indagine

Imatin, : Palestinian Fathi Suwan inspects a glass of fresh olive oil at the olive press he operates for local farmers in the Palestinian village of Imatin in the West Bank 14 November 2006. Several hundred Israeli volunteers are helping Palestinians all over the West Bank to harvest their olives at the height of the season, in the belief that their presence deters the worst excesses of radical violence from militant right-wing settlers. Right-wing settlers have cut down and burnt groves, attacked farmers and stolen olives in recent years. AFP PHOTO/MENAHEM KAHANA . (Photo credit should read MENAHEM KAHANA/AFP/Getty Images)
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Non sarebbe  extravergine l’olio venduto da alcune  grandi case produttrici, ma semplice “olio vergine”, meno pregiato e tuttavia venduto come se fosse il vero «oro verde» con prezzo di mercato superiore del 30 – 40%.   E’ la tesi su cui si fondano le indagini condotte dal pm Raffaele Guariniello  che ha promosso i primi accertamenti dopo aver ricevuto una segnalazione da parte di una rivista di tutela dei consumatori. Il periodico, lo scorso maggio, aveva pubblicato un servizio da cui risultava che “ben 9 delle 20 bottiglie” analizzate “dal laboratorio chimico di Roma dell’Agenzia delle Dogane erano state declassate dal comitato di assaggio a semplici oli di oliva vergine”.  Guariniello ha inviato i carabinieri dei Nas a prelevare alcune bottiglie campione nei supermercati torinesi  per ripetere l’accertamento. Sulla base dei riscontri sette rappresentanti legali di aziende olearie coinvolte sono stati indagati con l’accusa di frode in commercio. “Si tratterebbe dei marchi Carapelli, Santa Sabina, Bertolli, Coricelli, Sasso, Primadonna (per la Lidl) e Antica Badia (per Eurospin)”. Si tratta di oli prodotti in Toscana, Abruzzo e Liguria. Le indagini proseguiranno per fare ulteriori accertamenti sulla provenienza delle olive.

“Il 2014 – spiega Riccardo Quintilli il direttore del periodico “Il Test”  che ha  promosso la prima indagine – è stato un anno orribile per la produzione di olio. E così siamo andati a vedere se qualche azienda aveva ceduto alla tentazione di comperarlo da altre parti”. Spiega Quintilli “un olio per essere extravergine deve rispettare i parametri chimici previsti dalla normativa e superare il ‘panel test’, obbligatorio dal 1991, ovvero non riportare alcun difetto organolettico. Non è un problema di salute – precisa Quintilli – ma di correttezza nei confronti dei consumatori. Oltre che di prezzo”.

Intanto il procuratore capo di Torino, Armando Spataro, si sta interessando della vicenda: dopo aver appreso dell’apertura dell’inchiesta, informa un comunicato della procura, “ha richiesto in visione il relativo procedimento al fine di valutare l’opportunità di co-assegnazione a se stesso e di verificare la competenza territoriale per le ipotesi di reato per cui si procede”. Sulla vicenda il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina ha dichiarato: “Seguiamo con attenzione l’evoluzione delle indagini della Procura di Torino, perché è fondamentale tutelare un settore strategico come quello dell’olio d’oliva italiano. Da mesi abbiamo rafforzato i controlli, soprattutto in considerazione della scorsa annata olearia che è stata tra le più complicate degli ultimi anni. Nel 2014 il nostro Ispettorato repressione frodi ha portato avanti oltre 6 mila controlli sul comparto, con sequestri per 10 milioni di euro. È importante ora fare chiarezza per tutelare i consumatori e migliaia di aziende oneste impegnate oggi nella nuova campagna di produzione”.

In tema la Coldiretti denuncia il rischio di frodi “favorito dal record di importazioni: nel 2014 sono arrivate dall’estero 666 mila tonnellate di olio e sansa, più del 38% rispetto all’anno prima”. Di segno opposto l’intervento di Luigi Caricato, della rivista socializzata Olio-Officina: “Oggi c’è una qualità che un tempo ci sognavamo: l’imprenditoria è sana e i supermercati non mettono in gioco il marchio per delle truffe. Questo caso si smonterà. Ma in Italia ci facciamo del male da soli. È masochismo assoluto”. Intanto la Pietro Coricelli S.p.A una delle aziende coinvolte, ha ià diffuso una nota sulla vicenda:  “Secondo le verifiche effettuate sia dalla rivista “Il Test” che successivamente dai Nas di Torino su incarico della Procura della Repubblica si fondano esclusivamente su una prova di assaggio del prodotto: tali verifiche, sebbene condotte da assaggiatori professionisti, sono ormai da più parti ritenute insufficienti in quanto trattasi di un metodo di analisi soggettivo, non ripetibile e non riproducibile”.

ADB