Il Papa: “Non dobbiamo essere ossessionati dal potere”

Papa Francesco Firenze
(GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images)

Dopo aver parlato a Prato ed essersi concentrato sul tema del lavoro dignitoso e dell’opposizione ferma e dura nei confronti della corruzione e dell’illegalità, Papa Francesco si è recato a Firenze. Qui ha parlato davanti ai vescovi e ai delegati Cei di 226 diocesi italiane e si è soffermato sul tema del potere: “Non dobbiamo essere ossessionati dal potere, anche quando questo prende il volto di un potere utile e funzionale all’immagine sociale della Chiesa”.

Il Papa ha spiegato chiaramente la sua idea di Chiesa citando la sua enciclica Evangelii Gaudium: “Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Non voglio una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti”. Il Pontefice ha poi messo in guardia da alcune tentazioni che possono “rovinare” la Chiesa come lui la intende. Una è quella pelagiana: “Essa spinge la Chiesa a non essere umile, disinteressata e beata. E lo fa con l’apparenza di un bene. Il pelagianesimo ci porta ad avere fiducia nelle strutture, nelle organizzazioni, nelle pianificazioni perfette perché astratte. Spesso ci porta pure ad assumere uno stile di controllo, di durezza, di normatività. La norma dà al pelagiano la sicurezza di sentirsi superiore, di avere un orientamento preciso. In questo trova la sua forza, non nella leggerezza del soffio dello Spirito. Ma davanti ai mali o ai problemi della Chiesa è inutile cercare soluzioni in conservatorismi e fondamentalismi, nella restaurazione di condotte e forme superate che neppure culturalmente hanno capacità di essere significative. La dottrina cristiana non è un sistema chiuso incapace di generare domande, dubbi, interrogativi, ma è viva, sa inquietare, animare. Ha volto non rigido, ha corpo che si muove e si sviluppa, ha carne tenera: si chiama Gesù Cristo”.

Infine l’invito forte e caloroso: “La Chiesa sia libera e aperta alle sfide del presente, mai in difensiva per timore di perdere qualcosa. E, incontrando la gente lungo le sue strade, assuma il proposito di san Paolo: ‘Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcuno'”.

F.B.