Paramedici la dichiarano morta ma respirava ancora

LONDON, UNITED KINGDOM - JANUARY 06: A medic opens an ambulance door outside the Accident and Emergency ward at St Thomas' Hospital on January 6, 2015 in London, United Kingdom. Figures released suggest that the NHS in England has missed its four-hour A&E waiting time target with performance dropping to its lowest level for a decade.  (Photo by Dan Kitwood/Getty Images)
(Dan Kitwood/Getty Images)

Alcuni paramedici del Jamaica Hospital di New York sono sotto inchiesta per aver erroneamente dichiarato il decesso di una donna. Il personale medico era accorso nell’abitazione della 32enne Diana Rodriguez, dopo una segnalazione del suo fidanzato che, al termine di una telefonata – durante la quale la donna, affetta da bipolarismo,  aveva minacciato di togliersi la vita –  aveva sentito il rumore di uno sparo. Gli operatori sanitari non avevano potuto far altro che constatarne la morte, causata da una ‘fucilata’ alla testa. Un’ora dopo, gli stessi sanitari sono stati richiamati dalla polizia che, giunta nel frattempo sulla scena del crimine, aveva trovato la donna che respirava ancora. Nonostante la corsa in ospedale, non c’è stato niente da fare per la Rodriguez, morta poche ore dopo. Fra il primo e il secondo intervento dei paramedici sono trascorse due ore: un’inchiesta stabilirà se sia stata la ferita o il mancato primo soccorso a condannare la 32enne. La famiglia ha comunque promesso battaglia legale. Il fidanzato della vittima, invece è stato denunciato per detenzione illegale di armi da fuoco: il fucile era suo. Un mese fa, sempre per lo stesso errore, in India un uomo era arrivato in sala mortuaria, svegliandosi poco prima della sua autopsia. Più fortunata, invece, una donna inglese dichiarata morta ma solo nei documenti per un caso di omonimia; non dello stesso avviso la famiglia che a causa dell’errore aveva vegliato il corpo di un’altra signora.

L. B.