La Francia reagisce: chiuse tutte le moschee radicali

Francia Moschee
(JEAN CHRISTOPHE MAGNENET/AFP/Getty Images)

La reazione civile, politica e militare della Francia agli attentati terroristici di venerdì sera non si è fatta attendere. Così mentre sono iniziati i bombardamenti su Raqqa, la “capitale” dell’Isis, anche al proprio interno la Francia ha optato per la sterzata netta. Il presidente Hollande ha infatti deciso di esercitare il pugno duro e ha annunciato l’intenzione di chiudere tutte le moschee considerate radicali del Paese. Si tratta di tutti quei luoghi che in teoria servirebbero solo per pregare e che invece svolgono funzioni ben diverse diventando di volta in volta centri di proselitismo per futuri attentatori o basi operativi per azioni terroristiche. Lo sa bene anche Cameron che poche settimane fa bocciò definitivamente l’idea di costruire una mega moschea a Londra dietro alla quale si celava un’organizzazione già nota per il suo appoggio al terrorismo islamico. E lo sappiamo anche noi italiani che abbiamo appena sgominato una cellula terroristica con base a Merano e che poche settimane fa abbiamo espulso l’imam di Vicenza che educava i bambini all’odio verso l’Occidente e all’uso delle armi per far vincere l’Islam.

Tornando alla Francia l’annuncio della chiusura delle moschee è stato dato in diretta televisiva dal ministro dell’Interno Cazeneuve che ha definito quei luoghi “posti in cui certi soggetti fomentano l’odio”. E’ invece ancora da confermare l’intenzione che Hollande avrebbe di prolungare di altri tre mesi lo stato d’emergenza, una situazione straordinaria che permette di interrompere la libera circolazione di persone e veicoli e creare zone di sicurezza dove poter esercitare un controllo maggiore e più serrato.

F.B.

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