Morto di leucemia a 10 anni dopo un lungo calvario. La mamma lancia un disperato appello

Davide leucemia
Davide Lo Sardo insieme alla sorella (Web)

Un grande dolore, estremo. E come spesso accade insieme al dolore si unisce anche la rabbia. Il sentimento di due genitori disperati che continuano a chiedersi perché sia capitato al loro bimbo e poi vanno oltre urlando a gran voce il loro appello-denuncia: “Che fine ha fatto la ricerca per trovare una cura per queste malattie?”

Stiamo parlando della straziante storia di Davide Lo Sardo, un bimbo di 10 anni di Cavriago in provincia di Reggio Emilia che si è spento pochi giorni fa dopo tre anni di terribile calvario. La leucemia se l’è portato via trascinando con sé la speranza dei genitori di rivederlo sano e felice. La mamma, intervistata dal Resto del Carlino, ha detto: “Per una mamma sentirsi dire dai medici: ‘signora non abbiamo più nessuna cura per suo figlio’, è terribile. È disumano. Ma dove è andata a finire la ricerca? Dicono che la medicina ha fatto passi notevoli, sarà anche vero, ma io veramente non lo vedo. E così mio figlio di 10 anni, con tanta voglia di vivere, è morto perché non c’era più una cura per lui”.

Parole drammatiche alle quali c’è poco da aggiungere. La malattia di Davide è durata tre anni, c’è stato anche un trapianto grazie alla sorella oggi 15enne e per un anno sembrava che il piccolo stesse bene. Poi la malattia s’è ripresentata e da lì non c’è più stata via d’uscita. La mamma racconta: “Un anno fa la malattia è ricomparsa. E Davide torna ad essere sottoposto alla chemioterapia. I medici decidono di sottoporlo a una nuova terapia attraverso l’infusione di linfociti prelevati dalla sorella Martina, ma non funziona. Fino a quando i medici alzando le mani mi hanno comunicato che non sapevano più cosa fare e non c’erano più cure per mio figlio e che quindi era destinato a morire. Un momento terribile in cui ci è caduto il mondo addosso. Da quel momento mio figlio ha vissuto solo attraverso le continue trasfusioni e antibiotici, fino a domenica pomeriggio quando se ne è andato. Ma oltre al dolore ho tanta rabbia in corpo, perché la ricerca di cui tanto si parla, non è servita a guarire mio figlio”.

F.B.

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