Venne ferita alla strage del Bardo: negata l’invalidità civile

Carolina Bottari (foto dal web)
Carolina Bottari (foto dal web)

Carolina Bottari, l’impiegata comunale torinese sopravvissuta nell’attacco dello scorso 18 marzo al museo del Bardo di Tunisi, venne ferita da un proiettile di kalashnikov, che le trapassò la gamba portandosi via sette centimetri di osso. Tornata a casa, aveva deciso di fare domanda per l’invalidità civile, in attesa che le venisse riconosciuto lo status di vittima del terrorismo. Ma per l’Inps, che ha respinto la richiesta della donna, l’invalidità non c’è e quel proiettile che le ha frantumato l’osso è divenuto una banale “frattura alla gamba”.

Intanto la donna è costretta a vivere da mesi su una sedia a rotelle, in attesa che un pezzo della sua tibia “ricresca” con le sostanze rigenerative che le hanno iniettato gli ortopedici del Cto. La replica di un funzionario dell’Inps alle contestazioni della donna, che nell’attentato ha perso anche il marito, l’ingegnere informatico Orazio Conte, non lascia spazio a interpretazioni: “Faccia ricorso, se non è d’accordo”. Parole che hanno scosso la donna, a cui è stata riconosciuta soltanto una sindrome post-traumatica da stress.

Ciò che appare assurdo è che i proclami che arrivano da più parti in questi giorni, dopo quanto avvenuto venerdì sera a Parigi, parlano apertamente di un clima di guerra e della necessità di intervenire in maniera determinante contro il terrorismo, poi viene banalizzata in questo modo la vicenda di una donna che di un atto di terrorismo è stata vittima. Ora Carolina Bottari si sente abbandonata dalle istituzioni e la sua speranza è che almeno gli venga riconosciuta senza troppi patemi la reversibilità della pensione del marito. Intanto, però, si prepara già a vivere una nuova odissea tra le maglie della burocrazia.

GM