Boldrini: “Chiudere le frontiere? Facciamo un favore all’Is”

Laura Boldrini (Franco Origlia/Getty Images)
Laura Boldrini (Franco Origlia/Getty Images)

“È tornata la parola guerra, ma anche la parola politica”, si apre così l’intervista del presidente della Camera, Laura Boldrini, sul settimanale ‘L’Espresso’. La terza carica dello Stato torna così sui fatti di Parigi, dopo le sue parole nelle ore immediatamente successive alle stragi, quando aveva evidenziato: “Quello che è successo a Parigi ci riguarda tutti, perché siamo tutti europei. E’ un attacco alla nostra civiltà e alla nostra cultura, al nostro modo di interpretare la libertà”.

Osserva la Boldrini: “I rifugiati sono le prime vittime del terrore. Chi vuole rimandarli indietro fa un regalo all’Is che si presenterebbe come l’unica protezione. Chi dice che tutti i musulmani sono uguali consegna a poche migliaia di miliziani la rappresentanza di miliardi di persone. Una follia. Si pensa sempre che il nemico venga da fuori, invece è qui, in casa nostra. Le ricette semplici sono un inganno. E sono anche le meno efficaci”.

La presidente della Camera ricorda che “il terrorismo è una minaccia globale, che colpisce ad ogni latitudine: a Parigi come a Beirut, ad Ankara come a Nairobi”. Quindi osserva: “Le azioni militari senza strategia politica sono disastrose. Ho lavorato in Afghanistan, oggi i talebani sono più forti di prima. In Iraq nel 2003 sembrò che il conflitto fosse finito in un mese con la caduta di Saddam e invece oggi si levano voci come quella di Hillary Clinton e perfino di Tony Blair che ammettono gli errori. Lo abbiamo visto in Libia”.

Secondo la Boldrini, “Il mito della guerra-lampo, dell’esportazione della democrazia con le armi ha portato alle tragedie di questi anni. La guerra è nefasta, crea odio e disfacimento. Abbiamo seminato odio, abbiamo creato contrapposizione. Abbiamo predicato lo scontro di civiltà, l’errore più grave di tutti. Ora proseguire su questa strada sarebbe miopia politica”. La presidente della Camera chiarisce infine: “Non sono mai stata contro gli interventi militari a prescindere, mi è capitato anche di lavorare in situazioni in cui erano l’unico modo per fermare il massacro di civili innocenti. Ma bisogna evitare di creare odio su odio, fermarsi a riconsiderare gli strumenti con cui vogliamo combattere questa guerra”.

GM