“L’Isis non può attaccare il Sud Italia, ecco perché”

Polizia Napoli (MARIO LAPORTA/AFP/Getty Images)
Operazione antimafia (MARIO LAPORTA/AFP/Getty Images)

“L’Italia riesce a proteggersi dagli attacchi terroristici in soli due modi: l’elaborazione precisa dei segnali deboli che permette intercettazioni mirate e interventi preventivi e con la mafia”, ad affermarlo, in un’intervista choc pubblicata dal settimanale ‘Panorama’, è un agente dei nostri servizi segreti, nome in codice ‘Edera’, proprio nei giorni in cui un rapporto dell’Fbi innalza l’allerta intorno ad alcuni luoghi simbolo della cultura italiana, come Piazza San Pietro a Roma e il Duomo e la Scala a Milano.

Sottolinea ancora l’agente, a pochi giorni dagli attentati di Parigi, che non esistono luoghi più o meno sensibili, ma il terrorismo colpisce tra la gente comune, come dimostra ad esempio la strage al Bataclan. In ogni caso, vanno tenuti d’occhio grandi centri commerciali, aeroporti, stazioni ferroviarie e alcuni acquedotti. Dice ancora l’agente ‘Edera’: “Potenziali attentati potrebbero essere portati a segno solo da Napoli in su. Dal capoluogo partenopeo in giù la presenza delle organizzazioni criminali che controllano il territorio non permette la permeabilità dei terroristi nelle loro zone”.

In sostanza, secondo l’agente segreto, “le cellule legate all’estremismo islamico possono solo attraversare quelle zone, ad esempio, la Sicilia, la Calabria, la Puglia e la Campania ma non è permesso loro di fermarsi. La Camorra, la ‘Ndrangheta e la Mafia possono semmai solo guadagnare dal loro passaggio ma, sanno che la presenza in loco di questi soggetti, potrebbe solo danneggiarli. E viceversa. Anche gli stessi terroristi sanno che il controllo sul territorio esercitato dagli stessi mafiosi, rischierebbe di farli entrare nel mirino degli investigatori”.

GM