Giallo di Garlasco: la vita di Stasi dopo la condanna

Alberto Stasi (foto dal web)
Alberto Stasi (foto dal web)

Condannato e disoccupato. Alberto Stasi è in attesa della sentenza della Cassazione. Sono passati  Otto anni e non ci sono ancora certezze giudiziarie su chi abbia assassinato Chiara Poggi in quella triste giornata d’agosto a Garlasco. La Corte d’Assise d’Appello di Milano gli ha inflitto 16 anni di carcere col rito abbreviato il 17 dicembre 2014 dopo che la Cassazione aveva cancellato due precedenti assoluzioni: una pronunciata dal gup di Vigevano Stefano Vitelli nel 2009, l’altra dai giudici milanesi di secondo grado nel 2011. Stasi sta vivendo il momento più difficile  perché, nei giorni successivi alla condanna, si è chiuso il suo rapporto di lavoro con lo studio commercialista in cui era impiegato. I clienti dell’ufficio non avrebbero gradito di essere seguiti da un professionista condannato per omicidio. Disoccupato, dunque, e con scarse possibilità di trovare un altro impiego in attesa del processo la cui data d’inizio la Suprema Corte deve ancora fissare. Molto probabilmente si arriverà a inizio  2016. Dopo la condanna, la Procura Generale non ha preso in considerazione la possibilità di arrestarlo tenendo conto che il giovane, sempre presente alle udienze, non ha mai manifestato la minima volontà di allontanarsi dall’Italia. All’ex studente della Bocconi,  non rimane che sperare nel torrenziale ricorso presentato alla Cassazione dai sui avvocati, 360 pagine firmate dal professor Angelo Giarda affiancato dal figlio Fabio e dall’avvocato romano Antonio Albano, nuova entrata nel collegio difensivo

MD