Massimo Bossetti

Massimo Bossetti

“Ho dovuto mentire inventando la storia del tumore alla testa, e me ne vergogno, perché non venivo pagato all’azienda per cui lavoravo e potermi quindi assentare per cercare altri lavori”. E’ questa la “confessione” di Massimo Giuseppe Bossetti, imputato dell’omicidio di Yara Gambirasio, che ha chiesto di parlare, per la seconda volta durante l’udienza di ieri.

Presente in aula in tutte le venti udienze fatte, il muratore di Mapello, non era mai intervenuto. “Confermo che ad Andreoli (il geometra della ditta per cui lavorava che ha testimoniato oggi) ho detto di avergli riferito di avere un tumore alla testa. È vero e me ne vergogno”, ha detto Bossetti, secondo cui “da gennaio non percepivo soldi, circa diecimila euro. E siccome mi era stato intimato di non assentarmi neanche mezz’ora per fare altri lavori, perché loro sapevano che facevo altri lavori, e siccome non potevo dire che facevo altre attività lavorative perché mi avrebbero bloccato i pagamenti, mi è venuto in mente di mentire”.

Bossetti ha quindi spiegato di aver cominciato a dire “di dover fare delle visite, di fare degli esami” allo scopo di potersi assentare “per fare altri lavori e guadagnare perché da loro non stavo ricevendo soldi”.

MD