Individuato il killer molecolare della Sla

A lab technician handles a sample of DNA at the Genetic Institute Nantes-Atlantique (IGNA) on December 10, 2015 in Nantes, western France.  The Genetic Institute Nantes-Atlantique (IGNA) is one of the first French laboratories of forensic expertise to use DNA evidence to establish the physical characteristics of a suspect and so his "genetic sketch," can be used as a "support tool "  in an investigation. / AFP / GEORGES GOBET        (Photo credit should read GEORGES GOBET/AFP/Getty Images)
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I ricercatori dell’Università del North Carolina sono giunti ad un’importante scoperta. E’ stato infatti individuato il «killer» molecolare che uccide i neuroni del movimento in molti pazienti colpiti dalla Sclerosi Laterale Amiotrofica (Sla): è un aggregato di proteine estremamente instabile e reattivo, che colpisce il sistema nervoso centrale causando la paralisi. La sua struttura tridimensionale è stata scoperta per la prima volta da uno studio pubblicato sulla rivista dell’Accademia americana delle scienze (Pnas), che apre la strada a nuovi farmaci mirati contro la Sla  e accende una nuova luce su altre malattie neurodegenerative che hanno in comune la presenza di aggregati di proteine anomale nel cervello, come l’Alzheimer. “Si tratta di un notevole passo avanti verso lo sviluppo di farmaci che possono arrestare la formazione di grumi e la progressione della patologia. Si tratta di un importante passo avanti perché finora nessuno aveva capito esattamente quali interazioni tossiche fossero la causa della morte dei neuroni motori nei malati di Sla”, spiega la ricercatrice Elizabeth Proctor, che ha condotto lo studio. “Conoscere la forma di queste strutture – precisa – ci permetterà di ideare nuovi farmaci, per bloccarne l’azione o prevenirne addirittura la formazione”. “Quello che abbiamo trovato in questo caso sembra confermare ciò che era già noto sull’Alzheimer, e se riusciamo a capire di più su ciò che accade, si potrebbe potenzialmente aprire una prospettiva in grado di comprendere le radici di altre malattie neurodegenerative”, conclude.

Roberta Garofalo