Stupri di Colonia: pugno duro della Merkel

Merkel
(TOBIAS SCHWARZ/AFP/Getty Images)

Il caso degli stupri e delle molestie di massa avvenuti a Colonia la notte di Capodanno è ormai diventato un problema europeo. La Merkel oltremodo infastidita da quello che è accaduto, soprattutto per il danno d’immagine al suo Paese e alla campagna delle frontiere aperte da lei stessa voluta, ha deciso di agire col pugno duro. Il primo a pagare per quello che è accaduto è così Wolfgang Albers, il capo della polizia di Colonia, responsabile per non aver saputo organizzare un servizio di sicurezza decente ed adeguato e per aver sottovalutato quello che stava succedendo. Il ministro dell’Interno del Nordreno-Westfalia Ralf Jaeger, nell’ufficializzare la decisione di mandare via Albers, in pensionamento anticipato, ha detto: “Va ristabilita la fiducia nella capacità di agire delle forze dell’ordine. La gente vuole sapere cosa è successo e chi sono i responsabili”. A proposito di individuare le responsabilità, i fermati sono saliti a 31 tra cui 9 algerini, 8 marocchini, 4 siriani, 5 iraniani, un iracheno, un serbo, uno statunitense, e due tedeschi. Ci sono poi anche 18 profughi, probabilmente siriani, che sono stati identificati dalla polizia e le cui responsabilità dirette vanno ancora chiarite.

La Merkel ha dichiarato: “I fatti di Colonia sono atti ripugnanti e criminali assolutamente inaccettabili per la Germania. L’accaduto è insopportabile per me anche sul piano personale e a questo punto non si esclude la via delle espulsioni rapide. I tedeschi hanno diritto a una risposta adeguata alle gravi circostanze, con misure giuridiche e interventi sulla sicurezza”. Il portavoce di governo Georg Streiter ha aggiunto: “La Cancelliera ritiene importante che la piena verità sia messa sul tavolo senza sconti ed edulcorazioni. Diversamente si avrebbe un danno allo Stato di diritto e alla grande maggioranza dei profughi che non ha alcuna colpa e cerca protezione”.

F.B.

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