Ecco perché è stata uccisa Lidia Macchi

Lidia Macchi
Lidia Macchi

Si chiama Stefano Binda ed è un disoccupato di 49 anni l’assassino di Lidia Macchi, la ragazza di Varese trovata morta 29 anni fa, il 5 gennaio 1987. La svolta in uno dei casi di cronaca nera italiana mai risolta è arrivata nelle scorse ore, con l’arresto dell’uomo, avvenuto a Brebbia, in provincia di Varese. Entrambi erano legati a Comunione e liberazione ed erano coetanei all’epoca dei fatti. A muovere la mano dell’assassino, secondo quanto si apprende, sarebbe stato un motivo “religioso”.

Decisive sarebbero state alcune lettere anonime inviate dall’uomo e mostrate nel corso di una trasmissione televisiva: una donna avrebbe riconosciuto la calligrafia del 49enne, con il quale in passato aveva avuto una corrispondenza. Da lì sono partite le indagini, che hanno poi incastrato Binda, scagionando Giuseppe Piccolomo, già in galera per l’assassinio di Carla Molinari, noto come il delitto delle mani mozzate.

In base alla ricostruzione fatta dagli investigatori, l’assassino della Macchi, che al momento dell’arresto viveva con la madre e che ha un passato da tossicodipendente successivo al periodo del delitto, il giorno dell’omicidio, avrebbe caricato la sua vittima nel parcheggio dell’ospedale di Cittiglio, dove la giovane si era recata per andare a trovare un’amica. Binda poi avrebbe portato la Macchi in un’area boschiva, quindi l’avrebbe prima violentata e poi l’avrebbe punita uccidendola, in quanto concedendosi avrebbe violato il credo religioso. Lunga sarebbe stata l’agonia della giovane, che nonostante le numerose coltellate non era morta subito.

“Trenta anni che aspettiamo, finalmente si fa luce sull’omicidio di Lidia”, le parole di Paola Macchi, la madre della ragazza uccisa durante un’intervista a Radiouno Rai. La donna ha poi aggiunto: “La procura di Milano ha lavorato in silenzio, ma ha lavorato sodo”. Infine, mamma Paola ha spiegato che l’assassino “non frequentava né la figlia né la loro casa”.

GM