Omicidio di Teresa e Trifone, tre anelli svaniti nel nulla

teresa costanzo anelli scomparsi
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Tre anelli svaniti nel nulla potrebbero essere una prova determinante se trovati nelle mani dell’assassino o di un complice. Sono i tre anelli che Teresa Costanza portava sempre con sé, sulla mano destra, infilati uno sopra l’altro. “Gli anelli erano in oro -ricorda bene Francesco Ragone, papà di Trifone – Teresa non se ne separava mai”. Uno dei gioielli le era stato regalato proprio da Francesco Ragone ed Eleonora Ferrante, i genitori del fidanzato: aveva un grande valore affettivo. Rimane un mistero perché non li indossasse quando la sera del 17 marzo quando, in macchina con il compagno, fu uccisa nei pressi del palasport Crisafulli. Gli inquirenti confermano: non sono stati ritrovati fra i reperti della scena del crimine né fra gli effetti personali consegnati ai familiari di Teresa Costanza e di Trifone Ragone dopo il dissequestro dell’appartamento in via Chioggia dove i due vivevano dal 1 maggio del 2014. Chi si occupa del caso si chiede se l’assassino di Teresa e Trifone abbia preso i gioielli e li abbia tenuti mettendo pericolosamente in relazione sé con il duplice delitto. Per gli inquirenti è impensabile, considerata la dinamica del duplice omicidio – sei colpi esplosi in pochi secondi, la rapida fuga per non imbattersi in testimoni – che l’assassino dei due fidanzati abbia trovato il tempo di insinuarsi dentro l’abitacolo della Suzuki, aggirando il corpo di Trifone, e di sfilarli dalla mano destra dalla giovane uccisa, che era caduta con la testa all’indietro, la chioma bionda che sporgeva dal finestrino infranto dal proiettile: c’era il rischio di perdere troppo tempo sul luogo del delitto e di lasciare tracce decisive.

Intanto l’inchiesta sul duplice omicidio ha inaspettatamente acquisito una nuova testimonianza. Un’amica del caporal maggiore di Adelfia giovedì è stata sentita per oltre tre ore in Procura. E’ arrivata verso le 10 del mattino da Milano e ha lasciato il palazzo di giustizia dopo le 13.30. Sulle indicazioni fornite dalla testimone nulla trapela, ma si intuisce che le domande rivolte riguardavano i rapporti di Ragone con i coinquilini di via Colombo prima che lo stesso si trasferisse in via Chioggia con Teresa Costanza. In particolare la ragazza potrebbe aiutare gli inquirenti a far luce sui rapporti tra Giosuè Ruotolo e Trifone Ragone per individuare con certezza il movente del delitto. La ragazza sentita dalla Procura pare avesse frequentato Ragone nel 2013, quando ancora abitava a Pordenone. Prima d’ora non era mai stata sentita. La Procura di Pordenone vorrebbe chiudere le indagini entro la fine del mese di gennaio I sostituti Campagnaro e Vallerin, titolari dell’inchiesta, dopo aver passato al setaccio le affermazioni dei circa 800 testimoni sentiti in questi dieci mesi di indagine dai Carabinieri, hanno selezionato una decina di posizioni ritenute meritevoli di approfondimento.
Nei prossimi giorni altri commilitoni potrebbero essere riconvocati per fornire delucidazioni su situazioni o dettagli da riconsiderare alle luce degli ultimi riscontri investigativi.