Lo sviluppo della robotica costerà milioni di posti di lavoro

Robot (Oli Scarff/Getty Images)
Robot (Oli Scarff/Getty Images)

Entro quattro anni, cinque milioni di posti di lavoro andranno persi, rimpiazzati da robot e macchine intelligenti. A lanciare l’allarme, che rende realtà quella che quasi un secolo fa l’economista John Maynard Keynes chiamò “disoccupazione tecnologica”, ovvero “la scoperta di nuovi mezzi per risparmiare sull’utilizzo del lavoro”, è un rapporto del World Economic Forum, che è in corso a Davos sul tema “La quarta rivoluzione industriale”.

L’indagine sul “Future Jobs” prende in esame 13 milioni di dipendenti di nove diversi settori industriali e nelle prime 15 economie nazionali del pianeta, tra cui Cina, Stati Uniti, Giappone, Francia, Germania, Messico e Regno Unito, le quali rappresentano circa il 65% della forza lavoro mondiale.  A pagare il dazio del progresso delle tecnologie, della robotica e dell’intelligenza artificiale saranno soprattutto gli impiegati nella pubblica amministrazione, ma anche telemedicina, energia e servizi finanziari. Il sesso maggiormente penalizzato da questi cambiamenti sarà quello femminile.

Ha osservato Klaus Schwab, fondatore del World Economic Forum: “I principali beneficiari dell’innovazione tendono ad essere i fornitori di capitali fisici e intellettuali come innovatori, azionisti e investitori, il che spiega il divario crescente di ricchezza tra coloro che dipendono dal capitale e coloro che dipendono dal lavoro. La tecnologia è quindi uno dei motivi principali della stagnazione o addirittura del calo dei redditi per la maggioranza della popolazione nei paesi ad alto reddito”. Ha aggiunto Schwab: “Per evitare lo scenario peggiore, cioè il cambiamento tecnologico accompagnato da carenze di talenti, disoccupazione di massa e crescente disuguaglianza sarà fondamentale la riqualificazione e l’aggiornamento professionale dei lavoratori”.

GM