Prostitute per 5 euro anche coi compagni di classe

Baby squillo (Sean Gallup/Getty Images)
Baby squillo (Sean Gallup/Getty Images)

Emergono nuovi elementi nella vicenda delle cinque ragazzine tra i 15 e i 17 anni, iscritte alla stessa scuola superiore, che nel tempo libero avevano messo su un giro di baby squillo al centro commerciale Freccia Rossa. Le adolescenti si erano rese “autonome” e gestivano da sole la propria clientela, contattando personalmente uomini adulti attraverso falsi profili sui social network e tramite Whatsapp, ma in ogni caso è indagato anche un 45enne, accusato di induzione e sfruttamento della prostituzione minorile.

Sarebbe stato l’uomo ad aiutare le ragazzine, fin dal primo momento, a mettere su il giro di prostituzione, aiutandole ad adescare uomini adulti e più facoltosi. Lo stesso 45enne era l’unico che riusciva a contattare le adolescenti telefonicamente e avere continui rapporti con loro. La polizia provinciale di Brescia fa sapere che “si procede per induzione e sfruttamento della prostituzione minorile, nonché, a seconda dell’esito dell’indagine clinico-tossicologica, per contraffazione e immissione di farmaci in commercio senza la prescritta autorizzazione”.

Nella vicenda sarebbe coinvolto anche un trentenne, che sarebbe stato il primo intermediario delle ragazzine, e un settantenne, che sarebbe l’uomo che ha accompagnato una di loro sotto casa, facendo insospettire la madre. Le baby squillo, secondo quanto finora emerso, non si sarebbero prostituite soltanto nei parcheggi e nelle vicinanze del centro commerciale, ma per incrementare le entrate si prostituivano in cambio di ricariche telefoniche da cinque euro anche ai compagni di scuola, fatto che peraltro sarebbe stato noto al preside dell’istituto, tant’è che i bagni venivano presidiati dai bidelli.

 

GM