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E’ accaduto a Busto Arsizio, in provincia di Varese, dove una giovane donna di 25 anni di origini pachistane stava vivendo un vero e proprio in cubo da oltre 4 anni, da quando cioè si era sposata con un connazionale con rito islamico in Italia (matrimonio poi confermato anche con rito civile). La donna da quel momento era stata letteralmente segregata e ridotta in schiavitù dall’uomo e dalla sua famiglia, obbligata a svolgere tutte le faccende domestiche per ogni appartenente alla famiglia del marito sotto costante minaccia di morte e percosse quotidiane. La ragazza non poteva uscire di casa e non le era permesso aver nessun tipo di contatto con l’esterno. La giovane ha poi partorito prematuramente (molto probabilmente a causa delle continue botte anche in gravidanza) e non appena è tornata dall’ospedale è stata subito rimessa nella sua condizione di schiava tanto che finché non aveva finito di fare tutti i lavori casalinghi per tutti i famigliari del marito non le era permesso tenere in braccio il suo bimbo e allattarlo.

La vittima è riuscita finalmente a fuggire, ha raccontato tutto a suo fratello e ha denunciato la cosa ai carabinieri. A seguito delle indagini dei militari dell’arma, coordinati dalla Procura di Milano, l’intera famiglia è stata ritenuta responsabile delle torture fisiche e psicologiche ai danni della donna. Oggi sono scattate le manette per suoceri, marito, una sorella e il fratello dell’uomo in seguito all’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Milano su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.

F.B.